mercoledì 31 agosto 2011

Una buonanotte


Un'immagine frattale ottenuta con Apophysis. Frattali un po' elaborati di cui potete trovare qui un bel repertorio (e studiarne la storia).
L'immagine viene dal sito in cui raccolgo queste cose.
Ma qui la metto solo per augurarvi una buona notte. E che i sogni siano colorati e luminosi.

Immagine di LAV/gigionaz

Non devi raccogliere la pappa per terra!

   Un paio di mesi fa.
   Sono per strada verso casa, nella mia microbica città di cui un giorno, forse, tesserò l'elogio. Tengo un passo veloce, per me, e distratto. Non ricordo quel che stavo facendo. Quasi di sicuro avevo una cicca in bocca.
   "Amore! Ma cosa fai! Ma cosa hai fatto!", sento dire dietro di me.


Dalla voce di giovane mamma penso a un bambino che sta combinando un guaio.
   "Quante volte la mamma ti ha detto che non devi mai mangiare quello che trovi in terra!"


  Telefono azzurro! Penso. Telefono azzurro! immediatamente, per impedire il disastro... Mi giro e, ovviamente, vedo la 'mamma' chinata a redarguire un botolino dagli occhi vispi che saltellava, come son soliti fare, tutt'intorno alle gambe della gente.


Insisto su questo filone, perchè per me è esilarante, e la racconta giusta di derive, alluvioni e relitti che ci stanno attorno.

PS: i miei lettori, amici affezionati, sapranno ormai che io amo gli animali, ed i cani in particolare e capiranno, quindi, che non è questo il punto. :)

martedì 30 agosto 2011

Mosche e cani e formaggi.


Il mondo alla rovescia
E speriamo che crolli

   Sto per entrare in un caseificio per comprare mozzarella, formaggio e un salamino (e pane, pane dorato cotto a legna, 2€ al chilo, da mangiare, come si sa, 'il giorno dopo', o da surgelare per sgranocchiature a venire). E' un impresa antica e fortunata, quella di questo formaggiaio. L'orrida vecchia che serve lavora col marito dalla quattro di mattina a cagliare, a mescolare, a filtrare il latte della vacche allegre dei dintorni. Poi, dalle nove alle sette di sera, è lì dietro il banco a servire la numerosa clientela.
   La sua mozzarella è strana: gommosa, soda, salata. Non sembra nemmeno mozzarella. ma è l'intruglio di caglio, sale e latte più buono che si possa immaginare. Tanto che, un po' per i monti d'intorno, un po' perchè la temperatura è costantemente di 10 gradi più bassa di quella della città, un po' perchè una bacchetta di salame, un chilo di pane, una mozzarella, una forma misto pecora e mezza di pecorino stagionato non costano mai più di 20€, beh, il negozio è sempre pieno e nessuna ispezione veterinaria l'ha mai chiuso. Anche se non vi trovereste l'igiene dorato delle rivendite cittadine.
   Sto per entrare e sento, all'interno, una voce di donna che dice ai due cani che l'accompagnano (due cani veri, non il marito ed il figlio,  cioè un pastore e un botoletto che non ricordo):_ Andiamo, su, che è pieno di mosche!

Andiamo, su, che è pieno di mosche? A due cani entrati da un formaggiaio mio amico?



Aspetto che si apra la caccia alle fighette. Stanziali e di passo.

venerdì 26 agosto 2011

Tra le case di operai


si vedevano le Haway.
Un omaggio a Bobo Rondelli. Sarà che mia moglie è livornese, sarà che io stesso sono in parte toscano, dei monti, sarà che il sol dell'avvenire, prima o poi, dovrà pure sorgere.


giovedì 25 agosto 2011

Zen sulla punta di frecce



_ Oh, Grande Maestro di noi Iguane, quante siamo tutte sotto i soli blu di questa nostra Terra, raccontaci una storia!
_ Una storia! Una storia! (In coro...)
_ Una storia di quando eri nelle vite che furono.
_ Oh, mie Iguanine!


Storia del fu Tommaso Corbellini, ora Maestro Iguana di seconda categoria, detta da lui medesimo in terza persona per convenienza narrativa, e per distacco dal mondo che fu.


   Tommaso era chino, in ginocchio, sul suo tappeto afghano. Fuori spioveva e le gocce via via più rade intrecciavano una cortina iridescente, di finissime bacchettine d'argento, tramezzo alla quale tu vedevi il mare, se ti volgevi a mezzogiorno, o il monte, che se ne stava placido a settentrione. Comunque, Tommaso aveva posto il suo arco di fronte a sé. Due frecce, una con le piume rosse l'altra con le piume nere, gli stavano rispettivamente a sinistra e a destra. Le piume rosse erano volte alla finestra d'argento del mare, le nere alla finestra d'argento del monte, sicché le punte convergevano su di lui. Così che, se voi avete bene inteso, Tommaso volgeva la fronte spaziosa alla finestra d'argento del sole nascente.
   La freccia dalle piume rosse aveva l'asta in bambù. Attorno si avvolgeva un serpente verde che, spirale dopo spirale, tornava alle piume e si mordeva la coda. La freccia dalle piume nere aveva l'asta in carbonio misto kevlar e nessun ornamento alterava il liscio nitore della sua superficie.
   L'arco era una preziosa arma cinese del diciottesimo secolo. Ogni sua fibra era intessuta delle volontà e delle illuminazioni dei maestri Zen che lo avevano posseduto, ogni nervatura era stata la porta per innumerevoli tiri rituali nei giardini imperiali di Kyoto, ogni freccia lasciata partire per il suo volo aveva inciso il legno dell'impugnatura, lasciando parte di sé a rinforzare la valentìa dell'arco. Il profano mai avrebbe potuto tenderlo per più di un quarto della sua potenza, neppure l'arciere più forte. Nelle braccia di un iniziato, viceversa, si curvava alla forza della mente e dello spossessamento da sé, come un fuscello. Un maestro non sembrava neppure tendere i muscoli nello sforzo.
   Tommaso era un maestro dell'arco Zen, un Illuminato, anzi un rarissimo Illuminato occidentale.
  Tommaso s'inchinò brevemente loro, una volta per ogni strumento (ma che strumento: erano ciascuno, l'arco e le frecce, l'estensione del suo braccio e del suo sguardo acuto e infine della sua volontà - come a dire del nulla prezioso che era in lui). Prese dalla brocca alla sua destra qualche goccia d'acqua, intingendo due dita, e spense il fuoco profumato che covava nel braciere di incenso.
   Tommaso prese arco e frecce e, così com'era, nudo (a parte, forse, un paio di boxer a ghirigori blu su fondo bordò chiaro), uscì alla pioggia dalla porta d'argento a ponente.
   L'erba bagnata del giardino l'accolse mentre il sole spuntava da un banco di nubi e nel cielo quasi azzurro la pioggia si mutava in oro.
_ Ecco un momento prezioso! _ Pensò tra sé e sé Tommaso, ma lo disse a voce ben chiara.
   Tese l'arco dopo aver incoccato la freccia dalle piume nere, quella in carbonio nitido, misto kevlar. Puntò a perpendicolo sulla sua testa, fissando un bersaglio etereo, che solo lui vedeva e che nessun altro avrebbe visto mai più, per quanti sforzi facesse. Dopo un tempo infinitamente lungo la freccia scivolò via silenziosa e sparì nel cielo.
   Tommaso si volse a levante e il sole gli riverberò sul volto un raggio breve che subito scomparve. Tommaso ne fu turbato, e forse sapeva il perché.

   Tese l'arco poi, dopo avere incoccato la freccia dalle piume rosse - quella in bambù col serpente che a spirale mordeva se stesso - fissando lo stesso bersaglio, ma ora qualche infinitesimo spazio più in alto a sinistra. La freccia scivolò via silenziosa e sparì nel cielo.
    E con essa scomparve ogni dubbio dalla mente di Tommaso che fu illuminato da un nuovo e più persistente raggio di sole.
   Tommaso tornò in casa, prese carta e penna e scrisse le sue ultime volontà. Lasciò tutti i libri a sua moglie, che lo aveva perso per strada parecchi anni prima. Chiese di essere cremato, i soldi erano nel conto numero ecc. Avvertiva che per le  pratiche aveva incaricato ecc.  ecc.
    In cucina prese un paio di pasticche di Magnesia.

   Uscì fuori, di nuovo, e raggiunse l'arco che aveva posato a terra dopo l'ultimo tiro. Guardò in alto. Si sdraiò e sentì l'erba con tutte le sue goccioline aderirgli alla schiena. Ne contò ben più di mille prima che la freccia dalle piume nere gli si conficcasse nello stomaco e si inchiodasse sicuramente a terra, spandendo succhi gastrici sulla ferita.
   Masticò le Magnesie ma non sentì alcun refrigerio.

  Pensava ancora, astrattamente: "Chissà, con un po' di bicarbonato, forse...", quando la freccia dalle piume rosse piombò a spaccargli il cuore.



Testo di LAV/gigionaz

Di tanto in tanto


In questa mia città saltano fuori spezzinità vere e proprie. Di tanto in tanto.
Immagine di LAV/gigionaz 2011

mercoledì 24 agosto 2011

Elogi I,5



ELOGIO DELLA FORMICOLA,
O DEL DOLCE FAR NIENTE


   Recentemente Sotutto, o un suo cugino, ha detto che s'è dimostrato che la formicola passa la parte maggiore di sua vita a far niente.
Io un simile sospetto lo covavo da anni (tutto quell'andare e venire dal buco del formicaio era troppo ostentato): e sono altresì convinto che l'industriosa bestiola, sapendosi osservata e presa ad esempio, ci godesse un mondo a far finta di sgobbare. E a prenderci in giro.
   Dove si vedono due cose: che spesso il maestro predica predica e anche che fu la cicala ad esser sempre stata cornuta e mazziata.
Il presente potrebbe anche essere rubricato: Elogio delle favole antiche, o delle risate.

Di LAV/gigonaz



martedì 23 agosto 2011

Evviva il multiculturalismo!



    Stasera mi sono concesso un aperitivo in centro. Non lo faccio spesso, non certo tutti i giorni. Non sono uno di quelli che si fanno un 'ape', che si incontrano per un 'ape', che si vedono solo agli 'ape'. Nulla in contrario e nulla da obiettare sugli 'ape'. Diciamo, solo, che è un mondo che non mi appartiene.
   Così me lo faccio solo ogni tanto.
   Ma che piacere... Caipirinha, salsa di jalapeno, pizza calda, crostini di wurstel, pane abbrustolito e lardo di Colonnata, salsiccia di Pignone spalmata su Pane di Vinca...
   A parte le calorie e l'attentato al mio tasso di colesterolo, è una sinfonia multiculturale.
   Che nemmeno i più beceri identitari e razzisti saprebbero rifiutare.
   La pace, nella civiltà futura, passerà dalla gola! Non è così?



lunedì 22 agosto 2011

A costo zero? Ma anche no, grazie!


Gilda, amata mia
   Si dice che liberalizzare l'accesso alle professioni, con una legge senza alcuna spesa per la comunità, porterebbe ad un aumento del PIL dell'1%. Si dice che una manovra di abolizione degli ordini professionali concorrerebbe all'aumento del punto percentuale di cui sopra. E pure l'abolizione del valore legale del titolo di studio...
   Abolizione di privilegi e rimozione di steccati, dicono. Non privatizzazioni indiscriminate e fuori dalle regole di mercato che porterebbero a posizioni di monopolio e a un ulteriore sprofondamento dell'amato stivale 1) 
   "Va bene, siamo in Italia, e abolire il valore legale del titolo di studio porterebbe alla nascita di una pletora di corsi per Del Piero e il Trota" (citati come testimonials dell'istruzione 'alternativa', niente di personale, eh...).
   "D'accordo, ma siamo in Italia e liberalizzare senza contemporaneamente mettere poche, semplici ed inflessibili regole di condotta, sarebbe semplicemente un suicidio".
  Meno male che da questi rischi ci tutelano i tanti avvocati che di secondo lavoro fanno i parlamentari.
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1) lo dico per anticipare "Eh! Ma voi che vi siete opposti alla 'liberalizzazione' del servizio idrico!". Privatizzazione... non liberalizzazione... cioè regalare agli amici degli amici quel che era di tutti...



domenica 21 agosto 2011

Relitti


   Un quaternione. Un oggetto matematico complesso. Lui lo trovi giocando con formule e iterazioni. In modo apparentemente casuale. Solo se si scava una nicchia di senso diventa una 'cosa'. Con tutte le complicazioni del perchè e del percome.
   Comunque, qui il quaternione è diventato il cranio del povero bestio incatenato. Sulle cui fauci spalancate occhieggia un uovo d'ombra.
  Anche la donnina sull'orizzonte è un oggetto frattale complesso che scruta il mare attendendo una nave di numeri.

Immagine di LAV/gigionaz.

sabato 20 agosto 2011

Intermezzo


Una formula iterata, non troppo semplice, ma neppure complessa. Qualche lavoro con i colori e con le trasparenze. Mi piace vedere quello che immaginavo.
Dal mio sito.

Elogi I,4




ELOGIO DELL'AVVOLTOIO
O DELLA PERSEVERANZA

   L'avvoltoio, come ne specifica il nome, volteggia dall'alto sulle carogne, o cadaveri, ammorbanti l'aria. E infatti lo chiamano anche spazzino. Volteggia pure, speranzoso, sui moribondi, attendendo con pazienza, dicono, anche per anni. E loro, se guardano su in alto, sanno di non avere alcuna speranza.
   Un giorno, sulle pietraie della Dalmazia, ho visto un avvoltoio, che si avvicinava da lontano, da sud. Gli ho scattato due o tre foto, poi sono salito in auto perché quello s'era messo a volteggiare (probabilmente su qualche pecora).


venerdì 19 agosto 2011

Elogi 1,3


ELOGIO DEL GUFO E DELLA CIVETTA

   Un poeta dice che la civetta ride con una risata di fattucchiera, di notte, tra i cipressi dei cimiteri. Il sotutto, che non è poeta, afferma che tiene sotto controllo la popolazione dei roditori, malvagi, quest'ultimi, per via dei denti che crescono e crescono. Entrambi non si stupiscono che una piccola palla di piume possa assolvere a compiti così enormi
   Della civetta c'è da dire anche che fa spesso da zimbello: su un palo, di giorno, attira gli uccelletti collerici. Loro la bèccano e il cacciatore li impallìna. Come succede per tante cose su cui ci fanno arrabbiare.
   Il gufo ulula ed è facile ingannarlo, la notte d'estate, quando basta fare UH-UH soffiando dentro le dita a conchetta. Ché lui risponde e si felicita tutto d'aver trovato un altro gufo. Si dice, del miope, infatti, che è un gufo, anche se quell'animale ci vede benissimo.


di LAV/gigionaz


Warren Buffett e lo sterco del diavolo

   Il margravio Ottone di Meissen, prima che il suo tesoro venisse depredato dai Boemi, con una fortuna di 30.000 marchi d'argento (10 milioni di pfennige, la moneta più diffusa all'epoca) nel 1189 donò 3000 marchi d'argento al monastero di Zella, perchè venissero distribuiti nelle parrocchie circostanti e servissero per la salute della sua anima 1).
   Un decimo dei suoi beni per meritarsi il paradiso.
   Warren Buffett si indigna, lui, il terzo uomo più ricco del mondo (chi saranno i primi due? chiede una vocina spiritosa) di essere sottoposto ad un'imposta del 17%. "Il 17% io, quando i miei dipendenti sono tassati sino al 41%!", dice e si lamenta. "Se io e quelli come me, o anche quelli un pochino ... meno... di me, si venisse tassati giustamente, questa crisi non esisterebbe".
   Io lodo il compagno Warren.
   Che gli Dei dei mercati benedicano sempre le sue fortune, questo Paperone giovane, di quando scavava la pepita uovo d'anatra nella valle nascosta del Klondike.
   Onore a Warren e infamia a quel vecchietto, ormai andato, di nome Ronnie Reagan, che presunse di liberare il grande capitale da ogni pastoia per farlo decollare "a vantaggio di tutti" (l'ingenuo).
   "Non conosco un capitalista che non investirebbe solo perchè tassato del 60%", insiste il compagno Warren.

   Ottone di Meissen voleva guadagnarsi il Paradiso e la gratitudine dei suoi.
   Warren, ho il sospetto, vuole mantenere intatto il sistema che lo ha reso il 3° più ricco di questo secolo sublime. Potrebbe pure comprarsi tre o quattro isole nel pacifico, portarci pure l'aria condizionata e una fabbrica di Chanel n°5, se pure crollasse il mondo. Con tanto di missili terra aria e qualche bombetta nucleare.
E si garantirebbe un golden sunshine, per sè e per i suoi.
   Ma Warren è un compagno di lotta. E vuole guadagnare sino all'ultimo sospiro.
   Che Dio ce lo conservi.
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1) Jacques Le Goff, Lo sterco del diavolo, Il denaro nel Medioevo, 5-41, Giunti

martedì 16 agosto 2011

Elogi I,2



ELOGIO DEL BARBO
O DELLA VITA NASCOSTA

   Il barbo vive nei torrenti, in certe buche che si chiamano appunto buche da barbi (si dice affettuosamente di un uomo con la barba rada che abbia la barba da buchi) e sta sotto i sassi e infatti nessuno sa che c'è. E lui vive bene così.
   Si possono prendere in modo barbaro: si sceglie un sasso nel fiume, largo e piatto, che lo vedi che sotto ha delle tane. Poi ci si picchia con una mazza due o tre volte sino a che i barbi non escono storditi. Come a dire che se qualcuno s'intrufola nella tua vita privata a colpi di mazza, non lo fa per venderti bibbie.
   Non si intende elogiare qui il barbo di fiume, che vive sempre sul fondo, ma ama avere il chiaro del cielo sulla testa.


di LAV/gigionaz 


giovedì 11 agosto 2011

Elogi I,1


ELOGIO DEL CANE DI TAGLIA MEDIA


   Il cane di taglia media è un filosofo. O, almeno, ha uno spirito fortemente speculativo.
   Non è come il cane di taglia piccola, che vive nell'eterna vacuità dell'apparenza: gli Yorkshire, ad esempio, con quel loro saltellare estetico per gli occhi della padrona, ora qui ora là, da una poltrona al sofà. Che poi quando arriva il corteggio degli acciacchi, ad annunciare la morte, li vedi volgersi indietro come a dire: "davvero?".
   Non come il cane di grande taglia. Che vive l'inconsapevolezza della sua potenza, a volte, magari, con tristezza (il mastino), o con stolida alterigia (il danese), a volte pure con giovanile esuberanza (il pastore maremmano). Non si può dire certo che siano cattivi, no, ma un po' torpidi, ecco, quello sì. E la loro condanna è che si fanno amare, o desiderare, per la loro superficie corporea.
   Il cane di taglia media, ah!, quello no. Nelle giornate roventi d'estate, o nelle serate di settembre, o nelle notti di tempesta d'inverno, li vedi sotto un muro, davanti alla porta, di fronte al camino: raccolgono le zampe di dietro, simmetriche; stendono quelle davanti, come a fare un cuscino su cui appoggiare il mento; distendono la coda; socchiudono gli occhi e pensano. Meditano.
   Di fronte al mare li vedi, che non si distolgono neanche un minuto dal pensiero di quel grigio che si perde all'infinito.
   Se piove non si muovono. Se una mosca impudente li disturba, loro aspettano pazienti che si posi sul muso: con una mossa saettante ed elegante nella sua brevità la catturano, la masticano e la inghiottono: senza muoversi o quasi. Se passa qualcuno, alzano solo lo sguardo, quasi con indifferenza.
  Il loro spirito è dove tu non riesci neanche a intuire.
 Se passa il padrone, alzano la punta della coda, a dire "ti ho visto, però lasciami stare". Se il padrone, sciocco, li chiama con qualche gridolino ("Dìììck!", "Qua, Nero!", "Bacino, Lupo"), allora si alzano, ma lentamente. Si stirano inarcando la schiena. Sbadigliano. Guardano di nuovo il punto dove il loro pensiero è stato. Poi, lentamente, come tutti i saggi, si piegano alla stupidità.
   Il cane di taglia media, ovviamente, sogna. E nei suoi sogni corre sempre, a perdifiato. Lo si noti: ulula, galoppa, amoreggia. Ed infatti due sole cose il cane di taglia media preferisce alla meditazione: le galoppate e l'amore.
  In questo, a volte, si sopravvaluta: si sfrena al di là dei suoi limiti, e spesso si rovina le zampe. Quando ama una cagna non può fare a meno di chiedersi se lei abbia un'anima, o se pensi, e dove vadano i suoi pensieri.

P:S: nella categoria rientrano: tutti i bastardi (anche di taglia piccola o grande), i boxer, i pastori tedeschi, i pointer, i bracchi e bracchetti, i levrieri (maxime il Borzoi, o levriero russo, e anche, ma a malincuore, il levriero afghano), i setter e via così. Non i cocker che, come tutti sanno, non sono neppure cani.

di LAV/gigionaz

mercoledì 10 agosto 2011

Ogni riferimento a fatti accaduti ecc ecc



Magari ce ne andremo per un conflitto nucleare, o magari a coltellate. Ma io penso che, comunque, sarà di certo una cosa luminosa.

lunedì 8 agosto 2011

Il primo governo affidabile dopo il Lombardo Veneto



Che tristezza essere salvati dalla Merkel! Sarà anche lei "più bella che intelligente"?
PS: Grazie Signora Merkel...

sabato 6 agosto 2011

Commissariamenti come se piovesse

Se la Cina è sospettata di commissariare il governo USA ("Devono mettersi in testa che, semplicemente, non possono vivere al di sopra delle proprie possibilità"), come dice il Giornale di oggi, come si può tacere del commissariamento cui è improvvisamente sottoposta dalla Banca centrale europea la nostra grande nazione? Come dice Repubblica di oggi...

Se ci dovrà essere prima o poi un Grande Commissario Mondiale per il Bene e la Prosperità, speriamo almeno che abbia letto Cervantes e che gli sia piaciuto.

venerdì 5 agosto 2011

Vacanze

... e il parlamento chiude... All'inizio della tempesta perfetta il Parlamento chiude per le vacanze.
"Ci rivediamo a settembre", penseranno, e il Paese sarà "più bello e più glorioso che prìa".

giovedì 4 agosto 2011

Guerra fresca

La ragione per cui perderemo ogni possibile guerra futura.
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«Oltre 14 miliardi per rinfrescare i soldati in Afghanistan e in Iraq»

La denuncia dell'ex generale Usa Anderson:
«Spesa per aria condizionata più alta del budget Nasa»

Impianti di aria condizionata in Iraq: le tende sono trattate con schiuma di poliuretano per risparmiare energia (Steven Anderson)
Impianti di aria condizionata in Iraq: le tende sono trattate con schiuma di poliuretano per risparmiare energia (Steven Anderson)
MILANO - Per gli Stati Uniti le guerre in Afghanistan e in Iraq sono un impegno estremamente costoso. Un ex generale dell’esercito ha calcolato ora a quanto ammonta la spesa per la sola aria condizionata. Ebbene, permettere a soldati e ufficiali di sopportare il grande caldo nel deserto rappresenta un budget a parte. Che supera addirittura quello previsto per la Nasa: oltre 14 miliardi di euro (20,2 miliardi di dollari per l'esattezza), l’anno.

I CONTI DEL GENERALE - A fare i conti è stato il generale in pensione Steven Anderson, con un computo che ha indispettito i contribuenti americani. Da sempre, infatti, le guerre finiscono sotto la lente d’ingrandimento di eserciti e governi anche per i costi che comportano: per le armi di ultima generazione; le munizioni; le apparecchiature tecniche; le basi militari; gli approvvigionamento dei soldati; l'equipaggiamento; gli stipendi. Solo che stavolta il generale ha cercato di trovare una risposta a qualcosa di molto più banale: quanto costa alle forze armate degli Stati Uniti non dover far sudare le proprie truppe.

BENZINA COME L’ORO - Soprattutto il conto della benzina che serve per alimentare gli impianti è salato, ha spiegato il generale nel corso della trasmissione All Things Considered, sull’emittente radiofonica National Public Radio (Npr). Se si somma tutto, a cominciare dal trasporto del carburante in regioni remote, tutte le misure di sicurezza fino all'infrastruttura necessaria, «allora parliamo di oltre 20 miliardi di dollari», ha detto Anderson. Infatti: per alimentare un condizionatore d’aria in un remoto avamposto in Afghanistan «serve un gallone di carburante che arriva via nave a Karachi, in Pakistan; quindi condotto per 800 miglia (1.300 km) in 18 giorni per l’Afghanistan su strade che a volte sono poco più che «sentieri delle capre». Senza considerare inoltre i continui rischi, quali gli assalti, associati allo spostare carburante su quelle strade. Secondo l'ex generale più di un migliaio di soldati americani sono rimasti vittime su convogli che trasportavano carburante, da tempo oramai considerati obiettivi primari dai ribelli.

PIÙ DEL BUDGET DELLA NASA - La somma di 20,2 miliardi di dollari per il funzionamento dei condizionatori d'aria di soldati americani in Afghanistan e Iraq - riferisce Npr- è superiore al bilancio della agenzia spaziale statunitense Nasa. Ed è anche più di quanto aveva pagato la compagnia petrolifera Bp per il disastro ambientale causato dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

SOLUZIONE ECOLOGICA - Anderson sottolinea che un minor consumo di carburante avrebbe anche un vantaggio strategico non indifferente: un comandante in Afghanistan gli ha infatti riferito che è costretto a interrompere per almeno 48 ore le azioni militari perché ogni due settimane deve mandare i suoi uomini a prendere carburante. Tuttavia, propone il generale, una soluzione per risparmiare energia ci sarebbe. Esperimenti in Iraq hanno dimostrato che si può ottenere un risparmio energetico del 92 per cento spruzzando schiuma di poliuretano sulle tende dei militari. L’interesse per queste varianti ecologiche, aggiunge Anderson, è assai limitato.

Elmar Burchia
28 giugno 2011

Oggi vado a nastro, perdonatemi, eh!?

Pellegrini



Qui sopra uno delle menti del Tutto durante il pellegrinaggio del 2009. L'Onorevole Lupi, nel cui sito personale possiamo leggerne il senso:"Da giovedi' scorso e fino al 9 settembre, un cinquantina di parlamentari di tutti gli schieramenti politici sono in pellegrinaggio in Siria sulle orme di San Paolo, seguendo il tema 'Questo e' l'amore che vale piu' del potere: quando e' salva la fede che garantisce il potere'."

Quando è salva la fede che garantisce il potere?

Lungo le strade del senso

Che il Parlamento riaprisse dopo la metà di settembre, alla fine, non è mai fregato a nessuno. Dico tra gli elettori. Tra gli italiani tutti, anche di quel sotto settore insignificante che è costituito dagli 'anticasta'.

Dal 2004 accade che i nostri parlamentari si rechino a pellegrinare: "vengono deputati e senatori, di ogni partito, ma anche le loro mogli, i loro mariti ed i loro figli. Un modo per conoscersi, avvicinarsi creare rapporti che tra le mura dei palazzi del potere non potrebbero mai nascere. E' un'esperienza bella che penso tutti i parlamentari dovrebbero provare", dice la mai abbastanza Onorevole Binetti.

Quest'anno il pellegrinaggio avrebbe dovuto toccare luoghi sacri e ripieni di spirito. Come ogni pellegrinaggio dovrebbe ben fare. La Palestina, Israele, Siria e Giordania. La terra santa, insomma.

E come negare ai nostri rappresentanti un'abluzione nel sacro?

Ora, uno potrebbe dire... Facciamo un salto a Bruxelles e organizziamo una full immersion con economisti e ricercatori, con capitani d'azienda e politici stranieri, per rifondare il Sistema Italia.
Si potrebbe pensare: "Le vacanze le rimando per il momento, ci sono diverse crepe nel soffitto e dovrò pur decidermi a darci un'occhiata..."

Ma il Sacro... il Sacro...