venerdì 30 settembre 2011

Il racconto del mese



    _Eccheccavolo...!
   Seduto abbastanza comodamente dinanzi al suo terminalino domestico, Joshua aveva trovato l'ennesimo bug nella stesura del programma che avrebbe dovuto presentare di lì a poco alla sessione d'esame. 
Il calcolatore era collegato direttamente alla banca dati centrale dell'Università, e questo dava a Joshua un senso di quasi divina potenza, anche se in verità il suo accesso era limitatissimo.
 In realtà, poteva solo scaricare i dati o il suo programma stesso a beneficio dell'esaminatore. L'unica cosa che poteva fare, oltre a ciò, era usare il compilatore e le librerie senza doversi comprare l'ultima versione o procurarsi, in qualche modo, una copia pirata.

   Sul terzo pianeta a destra di una stella molto marginale di una galassia abbastanza anonima era da poco cessata un'immensa attività vulcanica che aveva tenuto occupato quel minimo pianeta per veramente un bel po' di ere.
    
   Risultato di tutto ciò era un mantello giallastro di azoto, anidride carbonica, zolfo, idrogeno. 
Indecisi se rimanere in sospensione nell'atmosfera, cioè, a ben vedere, in se stessi, tutti questi gas pensarono infine di prendere strade diverse: chi piovve letteralmente dal freddo, chi si innamorò di rocce di varia origine legandosi ad esse quasi per sempre, chi si fece gli affari suoi e rimase inerte per i secoli a venire.
   Da tutto ciò nacque un bel mare brodoso e molto ricco di fertilizzante. 
Non c'era però chi fosse interessato a tutto questo. Il pianeta sussultò ancora per poco degli ultimi fuochi vulcanici, eruttò disgustato qualche miliardo di tonnellate di sé, si vide e non era poi bello: si placò del tutto.
   Il calore del giovane sole aumentò per esuberanza naturale e l'atmosfera, il mare e il pianeta stesso evaporarono in silenzio.



   Joshua era molto depresso: il suo calcolatore non era dei più veloci. Ogni ciclo macchina durava 3.675 nanosecondi e un tot. Il suo programma era per ora compilato per quattro miliardi di cicli macchina, ma veniva eseguito al rallentatore a causa della maledetta lentezza delle periferiche a cui pure bisognava continuamente accedere per scaricare i dati.
   Il ciclo era, come sempre, stesura - compilazione - test - debug ... Solo la fase di test gli portava via un tempo che sembrava infinito.
   E il risultato era che spesso il programma falliva inchiodando rumorosamente.
   Lui, altrettanto rumorosamente, si dava al turpiloquio.

    Questa volta il pianeta era scosso da tremiti più profondi.
   Qualcosa che si poteva pure chiamare deriva dei continenti.
   Il pianeta non dipendeva dai vulcani per sfogare l'esubero della sua energia.       
In qualche modo aveva trovato una sua armonia, ed era soddisfatto di questo.
  Rimase pensieroso per qualche era. Poi scoccarono dall'atmosfera pesante e sempre uguale un fulmine, un lampo e uno scoppio che si scaricarono da qualche parte. 
Nel medesimo istante alcuni elementi si attrassero reciprocamente, elettrizzati dalla nuova esperienza, e quel che derivò dal party fu un gran mal di testa e ciò che in seguito altri avrebbe chiamato vita.
   Il brodo fertilizzato del mare era quanto di meglio e brevissimamente fu saturato di aggeggini allegri e immemori di sé che comunque consumavano affamati tutto ciò che trovavano attorno. 
  L'atmosfera scendeva lentamente in mare e si faceva via via più leggera. Di questa vaghezza approfittava un sole psicologicamente più stabile, per riscaldare, ora più ora meno, il pianeta stesso. Non era un bel vedere, ma poteva funzionare.
   Almeno per un po'.


   Joshua bluffava. Consapevolmente e disonestamente. Era arrivato a quattro miliardi e mezzo di cicli di programma in un tempo relativamente breve. E il programma intero doveva in qualche modo misurane circa cinque miliardi, cinque miliardi e mezzo, ciclo più ciclo meno.
   La sua ragazza era estasiata per l'arguzia e le capacità dimostrate.
   Perché non era del ramo, l'ingenua: tutto quel popo' di lavoro era già stato fatto da innumerevoli studenti dei corsi precedenti. Lui si era limitato a comprare i listati sottobanco. Beh, si diceva, però sono stato bravo ad assemblare insieme tutti quei pezzi, dando un senso al tutto e togliendo gli errori. Mentiva anche questa volta, e gli errori erano i suoi, di trascrizione. Un paio di volte aveva persino inserito routines tratte da riviste del settore...
   Comunque, ora, arrivava il difficile. Per andare avanti comprando il lavoro di altri avrebbe dovuto spendere più di quanto il mensile passatogli dai suoi poteva permettergli.

   Non chiedetemi come, ma su quel pianeta era comparso qualcosa di nuovo: una cellulina rotonda che si muoveva trasportata dalle minuscole correnti di quel mare agitato. Si nutriva di coacervi, anche se era solo un'accozzaglia di coacervi essa stessa.
  C'erano tanti coacervi e quindi molto cibo, e la cellulina visse abbastanza piacevolmente per un po' di tempo.
   Quindi, siccome non era un tipo solitario, provò a cercare compagnia.
   Nemmeno una cellula all'orizzonte.
  Risolse il problema, anche senza saperlo. Il suo io si sdoppiò per la solitudine, e il più era fatto.
  Da quel momento il mare si popolò di innumerevoli cellule, dei generi più diversi. Alcune tranquille di natura, altre egocentriche ed aggressive.
  Ci furono epiche battaglie, leghe e coalizioni. Apparvero anche accozzaglie di cellule, che in virtù della loro casualmente superiore strategia, vinsero e si affermarono, e covarono un fortissimo senso di superiorità.
   Fu un periodo davvero pieno di fermenti.
  Ora le cose andavano, in un certo senso, per la loro strada.
 Apparvero organismi tanto superspecializzati che bastava una nube un po' più persistente delle altre per farli morire di freddo e di tristezza. Qualcuno provò a specializzarsi un po' meglio, cose del tipo imparare a spostarsi a piacimento, variare i menù e trovare cose eccitanti da fare il sabato sera.
  Ovviamente ebbe successo.
  Apparvero cose come: ricci di mare, stelle di mare, anemoni di mare, ma ancora prima lattughe di mare, cetrioli di mare e anche forse pomodori di mare, o loro antenati.
  Non apparvero, per puro caso, mozzarelle di mare, e così le capresi dovettero attendere ancora a lungo per lanciare i loro primi vagiti sul mondo.


  Joshua cominciava ora ad essere abbastanza soddisfatto: erano ore e ore che il programma non si inchiodava più. Non inseriva più nuove variabili, e questo gli risparmiava sforzi per costringere la sua scarsa fantasia a trovare nomi improbabili da inserire nel listato. Pensare che poi, una volta compilato, il programma non avrebbe recato traccia di quell'immane sforzo di creazione poetica...
  Certo, succedevano cose che lo lasciavano perplesso, e il traceback del programma a volte era per lui un mistero profondo.
  Ma nel suo innato ottimismo, non dava molta importanza alle cose che non capiva: era necessario fare, anche perché l'esame era ormai alle porte.
  Questo lo portava, a volte, a dimenticarsi a cosa servisse quel tale passaggio o un loop misterioso che in un momento di stanchezza o di rilassatezza aveva inserito.
  Tuttavia cresceva, nel frattempo, la considerazione di sé.

  Il mondo era una pace sublime: il giorno dopo era solo la ripetizione del precedente. Una noia mortale a cui però tutta la vita si era abituata con gioia.
  Per lo più si passava l'esistenza in bassi fondali sabbiosi pieni di ogni ben di dio.
  Errore fatale! Le radiazioni vigliacche di una supernova esplosa da qualche parte, ma sempre troppo vicino, giunsero imprevedibili, cancellando dal mare un buon settanta per cento degli esserini più evoluti.
   La sola consolazione, effimera, fu che nessuno se ne accorse.
  Si fu lì lì per rovinare tutto lo sforzo fatto fino a quel momento e, se andò in modo diverso, fu solo per sfacciata fortuna.



  Joshua stava mangiando un panino con maionese e cetrioli, quando la stampante sfornò un diagramma precipitosamente tendente al caos. Allarmato, tentò di capirne il motivo. Stava per gettarsi in una penosa sessione di debug che gli avrebbe portato via l'appetito. Ma il programma, che stava continuando a funzionare, si riportò in pochissimi istanti ad uno stato di normalità. Pensò di aver avuto le traveggole, e riprese a rovinarsi il fegato con cetriolini e maionese.

   Per rifare le stesse cose che prima della maledetta supernova erano venute benissimo ma avevano portato via un'infinità di tempo, il mondo ci mise ben poco.
  Poi, per vendicarsi dell'imponderabile che aveva provocato la catastrofe, lui e i suoi abitanti presero ad affrettare i ritmi.
    Le cose venivano che era una meraviglia.
  Apparvero i pesci, le ostriche e le cozze. Anche le aragoste e i gamberi e insomma, tutto congiurava per giungere, questa volta, ben oltre la semplice caprese.
   Qualcuno pensò, ricordando la brutta esperienza cosmica, che i bassi fondali erano luoghi pericolosi. Decise di emigrare  trovandosi, all'improvviso, in terra ferma. Il paesaggio non era dei migliori, ma c'erano già piantine a non finire, e felci e qualche pseudoalbero.
   Di lì a poco la terraferma prese a popolarsi di strani animali che correvano, volavano e strisciavano e facevano anche un bel po' di rumore.
  Poi, siccome c'era tanto spazio, le dimensioni di ciascuno crebbero vertiginosamente e apparvero esseri enormi e anche molto intelligenti che costruirono un mondo pacifico e davvero in armonia.
   Tutto scorreva felice e sempre uguale, un'altra volta, a se stesso.
   Era scoccata l'ora dei grandi dinosauri.


  Joshua aveva dormito poco e male quella notte: il programma continuava a girare, ormai prossimo ai cinque miliardi e qualcosa di cicli che era il minimo per essere ammessi al corso successivo. Il programma girava e girava in un loop automodificante e il suo personal scottava quasi dalla febbre.
   Erano cinque, anzi quasi sei giorni, che era in funzione senza problemi. Proprio in tempo, disse tra sé Joshua, dato che l'esame è domani mattina.
 Tornò alla scrivania e guardò lo schermo pieno di dati. Prese il nastro chilometrico di carta che la stampante aveva vomitato di notte, impedendo al condominio di chiudere occhio, nonostante fosse di un tipo ultrasilenzioso.
  Scorrendo il rotolo di carta si accorse che poco prima era successo un'altra volta il caos. Anche in quell'occasione i dati avevano subito oscillazioni paurose, per pochi secondi. Poi tutto era tornato normale.
   Se avessi tempo, pensò Joshua contento di non averne, rivedrei tutto da capo.
    Il programma girava tranquillo, l'esame era vicino e Joshua pensò di affidarsi alla sua buona stella.

   Zànghete! Un'altra supernova era scoppiata.
In realtà ne erano esplose veramente molte, ma quelle che interessavano quell'angolo di universo popolato erano così rare che era proprio un peccato che prendessero a riversar radiazioni mortali a intervalli più o meno fissi proprio quando sembrava che tutto andasse a meraviglia.
  La cosa era seccante per quel pianeta. Si dovevano, in pratica, fare gli straordinari. I grandi rettili erano stati spazzati via dal pianeta in men che non si dica, lasciando vaste tracce di ossa fossilizzate.
   Il pianeta era veramente arrabbiato, tanto arrabbiato che, questa volta, fece le cose ancora più in fretta. Niente rettili lenti e giganteschi. Ora ci volevano esseri piccoli e rapidi, a sangue caldo e più intelligenti, che se domani veniva una supernova assassina (pensò per un'attimo a "Supernova III, la vendetta.", _ Uh! Ho dei progetti..., disse tra sé...), potessero nascondersi sottoterra come alcuni di essi avevano già fatto, educati com'erano dalle cure prestate loro dai rettili più piccoli. (La forza del pianeta non era la fantasia ma la costanza).
   Questa volta l'evolversi delle cose fu velocissimo.
  Quei topi che avevano sostituito i rettili si moltiplicarono e si differenziarono spandendosi per l'universa terra; crebbero in numero e varietà.
   Poi, molto velocemente, nacque una specie di topo con un pollice slogato e snodato in modo discutibile, che prese a far mirabilie. Il pianeta si era momentaneamente addormentato e non se ne accorse.
  Dall'oggi al domani il topo prese a chiamarsi "Uomo" e, forse per questo, scoperse il fuoco, l'uso della mazza ferrata, della pizza e della pubblicità subliminale. Era, o si credeva, felice. 


   Joshua era poco meno che raggiante. Il prof., visto che i risultati concordavano perfettamente con le premesse dei suoi saggi, gli diede un bel trenta, ammettendolo alla prova pratica, più impegnativa, in cui avrebbero analizzato e testato il programma da capo a fondo.
   Joshua, a casa, guardava estasiato il programma girare.
   Non aveva la minima voglia di fare del debug prima di almeno due giorni. Andò a dormire portandosi dietro una lattina di roba gassata e un panino con formaggio e mostarda. Non avrebbe fatto bene ai suoi foruncoli e le briciole nel letto lo infastidivano, ma, insomma, ce l'aveva fatta.
   Il programma girava e girava. Mancava un dodicimillesimo di ciclo prima che il flusso ritrovasse il bug che si sarebbe potuto chiamare "Supernova III - la vendetta". 

Testo di LAV/gigionaz

martedì 27 settembre 2011

Blog liberi

   Un'idea sulla censura in rete

   Molto rumore attorno all'attacco alla libertà di espressione che verrebbe dalla proposta che fa il Governo per 'mettere sotto controllo' il web.
"La chiamano «norma liberticida». I più agguerriti anche «misura fascista». Sta di fatto che il comma 29 del Ddl Alfano sulle intercettazioni, sta già facendo discutere. Anche molto. Già perché equipara i blog ai siti di informazione. E prevede una multa di 12 mila euro per la mancata rettifica entro 48 ore."
Come si legge nel testo della norma per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica , le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.
Il web è tornato a parlare di “norma ammazza-blog” in riferimento al disegno di legge della maggioranza, già proposto lo scorso anno ma mai diventato legge. L’articolo che il popolo del web non vuole riguarda il diritto alla rettifica, pietra miliare del giornalismo ma del tutto sconosciuto in rete. 

lunedì 26 settembre 2011

Norme ammazzablogs

   Passaparola contro le norme per il controllo delle pagine web degli italiani. E quindi, alla fine, per il possibile  controllo degli italiani.




domenica 25 settembre 2011

Elogi I,13


ELOGIO DELLA FARFALLA, ANCHE DELLA FALENA


   Il sotutto dice che la farfalla maschio intercetta una molecola di profumo della femmina sentendola sino da sette chilometri. E aggiunge: come se un uomo sentisse il profumo della donna amata da duecento chilometri. E lo dice stupendosene, il grullo.
   La stessa medesima cosa avviene con la falena, con l'aggravante che, come ci certifica l'esperienza, quella falena scambia le lampade stradali per altro, e si ferma per strada.


Testi di LAV/gigionaz - foto di qui e qui

sabato 24 settembre 2011

Al buio la luce non ci vede

 
  Ci hanno fregato, questi loschi scienziati! Per forza i neutrini vanno più veloci! Nel tunnel (buio) la luce perde la strada e ci mette un casino ad arrivare a casina sua.
  Grazie alla Maestra della ricerca per aver svelato l'arcano e aver fatto luce su come vengono sprecati i soldi degli italiani.
  Secessione!

Il link, finchè non verrà tolto (e spero avvenga subito): Ministero dell'università e della ricerca.

PS: un grazie a Zdenek che mi ci ha fatto pensare.

Aggiornamento per merito de La Scalza:


   la 'correzione commentata' del ministero è una belinata ancor più sonora, essendo il 'tunnel' del CERN, come tutti sanno, un toro, una ciambella, un circuito chiuso che non può collegare altro che se stesso (attraverso lo spazio fisico del tunnel).
   "Alla costruzione del tunnel TRA il CERN e il Gran Sasso..." vuol dire una cosa sola, anche nella neolingua: che i Morgante ed i Margutte del governo non sanno nemmeno difendersi dal ridicolo. E chi ride, ride perché è 'cattivo'.

Margutte, preso da qui



giovedì 22 settembre 2011

Neutrini affrettati

   Per tutti i diavoli! Sembra che i neutrini viaggino un po' più svelti dei fotoni! 60 nanosecondi più veloci, da Ginevra al Gran sasso! 60 nanosecondi!
Una notizia clamorosa: se qualcosa può andare più veloce della luce, Einstein si è sbagliato e anche questo limite fisico nel nostro universo è caduto.


mercoledì 21 settembre 2011

Elogi, I,12


ELOGIO DELLA VOLPE
DELLA COLTA SPECIALIZZAZIONE

Volpe Rossa europea

   Di volpi ce ne sono di molti colori: grigia, bianca, azzurra. La più comune è rossa, e vive da noi.
   In India pare che viva una volpe grigia, anzi, di un grigio smorto.
Dove si vede che chi legge, in antichi testi sanscriti, di una volpe che percorre i campi dell'India ed estrapola: "il debbio, il debbio!", è daltonico, anche se grande poeta.


Fuoco nei campi

   Il presente elogio vale anche a significare la malinconica assenza delle botteghe del '500, e dei loro ignoranti onniscienti.

Volpe grigia indiana

Testo di LAV/gigionaz - foto: 1,2,3

lunedì 19 settembre 2011

La razionalità del mercato

 
   Anche oggi come tutti i giorni si commentano i mercati, su Radio24, la radio del Sole24Ore, il giornale della confindustria. Cioè su una testata seria, tecnica, informata, equidistante, baipartiszan - come si dice.
Dunque: "Giornata pesante sulle borse d'Europa. Gli investitori s'interrogano sul possibile default della Grecia, attendendo l'incontro del ministro delle finanze ellenico (segue nome omerico) con la troika formata dai rappresententi della BCE, dell'FMI e dell'Unione Europea. Nel frattempo i titoli del listino perdono in maniera consistente (segue elenco e motivazioni). Anche il titolo della Juventus perde circa l'8%, in risposta all'ultima prova non convincente della squadra".
   Ora, nessuno dubita della ragionevolezza del mercato che, nascosta ai più nei suoi mezzi e nelle sue azioni, opera per la comune felicità.
Ma per favore... dopo la vittoria in trasferta della Juve e dopo gli show di Pirlo nella prima di campionato, inventatevene un'altra.

(A meno che non si dimostri che Conte sta facendo insider trading... ;))




domenica 18 settembre 2011

Elogi I,11


ELOGIO DELLA RONDINE
E DEL RONDONE



    Una sera di settembre un ragazzino di sette, otto anni mangia due uova al tegamino, su un terrazzo, in campagna. Di fronte ha la valle del Serchio, fiume sacro alla Patria, che lo tiene lontano dalle montagne. Oltre, le Panie, col Monte Forato, che si stagliano violette. La luce dell'aria le rende come di vetro. Al di là sente il calore del mare, e per lui è come stare su una spiaggia. Rondini e rondoni vanno e vengono.
   E qui succede una cosa singolare: forse sarà per i gridi ininterrotti delle rondini e dei rondoni, forse la salvia nelle uova gli invia un messaggio di sua sorella la mentuccia, o nepitella, nella quale si è rotolato tutto il giorno, oppure sarà qualche raggio solare che gli si è fermato sulla pelle, col sudore. Però si gira e il campo alla sua sinistra è il suo braccio sinistro, e tra il fieno si scorgono proprio due tuorli cotti. Si volta a destra e il viottolo è la sua mano destra, e regge la forchetta. Strabuzza gli occhi: il cuore è il sole dietro le montagne. Le rondini vanno e vengono.
   Dove si vede che rondini e rondoni si portano via la nostra voglia di uova fritte, d'inverno, e a volte lasciano le penne sul Sahara.
   Anche: questa minima storiella ci dice che lo Zen è una cosa complicata.


Testo di LAV/gigionaz, foto e foto

L'Arcuri mangia uomini

Il video intervista delle Iene all'Arcuri risulta ora rimosso dalla rete (per motivi di 'copyright', dicono). Rimane, a fondo pagina, il link alla notizia sulla stampa (NdGigionaz)

   Si potrebbero scrivere pagine e pagine sulla tipologia femminile che piace agli italiani sui 60-70 anni. Puttana, sorella, madre, suora, dottoressa. Donna rassicurante perchè, si sa, la sua disponibilità alle porcate è del tutto passiva e avviene di riflesso. E' posta come dono, o come contratto economico. E' riconoscimento e mai richiesta. E' dedizione frigida. E' vocazione religiosa o attenzione ospedaliera. E' "Porca vacca, ma quando finisce?".

E, a quanto si sa dalle chiacchiere e dai pettegolezzi, Manuela avrebbe pure funzionato, se è vero che si sarebbe dichiarata 'disposta' agli incontri, con una velatura di eroismo e di dedizione agli affetti familiari, solo in cambio di favori al fratello.
"Oh! Ci siamo messi d'accordo, eh!" dice l'italiano medio sui 70. "Niente scherzi e, soprattutto, niente domande!".

Ma, alla fine, Manuela Arcuri no. Perchè l'Arcuri gioca sporco.
Come diavolo si permette una donna di giudicare i flop dei suoi amanti?
Una donna va a letto con qualcuno e pretende di dirsi insoddisfatta?
Spiace dirlo, ma questa bella ragazza è debordata un po' e non ha il diritto di entrare nell'immaginario fiorito del  contratto con gli italiani.

Vai, Manuela. Sei tutti noi.

Il 'fatto'.

venerdì 16 settembre 2011

Il grande fratello


  Oggi vedo che la pubblicità in questo spazio è, prevalentemente, legata ad offerte di psicoterapia.
E allora una domanda: nei miei posts ci sono troppe parole che attengono alla 'psiche' (sì che i crawlers di google le hanno pescate) o il grande fratello pubblicitario ha davvero dedotto la mia condizione borderline?


:

giovedì 15 settembre 2011

Ascende o perseguita?

La lingua colorata dei bus


   Amo le parole che si sentono sul bus. La gente si prende la lingua e la gestisce come dovrebbe. La mastica, la fa sua, la digerisce e la rigurgita con grande maestria.
   Una volta lessi su un settimanale il meraviglioso "sono obesa di impegni" che una signora romana, per nulla grassa, aveva detto ad una conoscente, si suppone scuotendo la testa (e che io ripetei, per idiota ostentazione, ad un collega linguista che molto grasso era davvero, senza avvertire che il contesto suggeriva di evitare). 'Oberata/o' era un fantasma probabilmente televisivo che aleggiava dentro le sue orecchie e non si faceva acchiappare del tutto.
   Su un bus di Livorno una vecchietta si avvicinò ad un'altra, vicina alla porta, chiedendole, appunto, "Ascende o perseguita?", "Scendo, scendo..."
Mescolando meravigliosamente un elemento dialettale (la prostesi dell'A,  nel livornese 'aradio' per 'radio',  nella lingua nazionale 'alloro' per 'lauro', solo per fare un paio d'esempi) ad uno spostamento semantico clamoroso, nel confronto con la lingua standard: PER-SEGUIRE al posto di PROSEGUIRE.
   Quello che amo in queste manifestazioni di creatività linguistica è la libertà orgogliosa di essere 'padroni' delle parole. Le parole, per questa gente, sono solo strumenti da usare, e al diavolo i noiosi cadaveri che stanno dietro la cattedra, per i quali la lingua è un cristallo sporco che non muta mai.
La tua lingua è il colore del tuo mondo. A volte un colore che canta stonato, ma sempre entusiasticamente.


Ah! Qui da noi, sull'autobus, si sarebbe detto un orgogliosamente dialettale: "Te, te chini chi?" "No, me (me chino) ciù 'n là".

Testo di LAV/gigionaz, foto e foto

mercoledì 14 settembre 2011

Elogi I,10


ELOGIO DEL POLPO E DELLA SEPPIA



    Gli eleganti si meraviglieranno che non dica "polipo", come anche si sente in TV. Sarò pedante, e farò notare che il polipo abita in colonie a costruire scogliere ed isole. Proprio il contrario del polpo, che è timido animale solitario.
  Il polpo sente questa nefandezza di lingua e di fatti soffre feroci alterazioni della personalità, che lo sciocco chiama mimetismo.
   La seppia maschio viene catturata con una seppia femmina compiacente legata ad un filo. Le varie morali, questa volta, vengono da sole.



Testo di LAV/gigionaz

martedì 13 settembre 2011

L'aiuto giallo

I cinesi forse entreranno nel pantano italiano


Cinese

   Una notizia oggi: Fonti dirette dal ministero del Tesoro [...] confermano l’incontro tra il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti e una delegazione di investitori cinesi. Pare che Lou Jiwei, presidente di China Investment Corp (Cic), uno dei maggiori fondi sovrani al mondo, la scorsa settimana, sia arrivato in Italia per incontrare il ministro Tremonti e funzionari della Cassa Depositi e Prestiti. Inoltre, sembra che l’incontro sia stato preceduto, 2 settimane fa a Pechino, da un primo contatto tra le autorità italiane, il Cic e la State Administration of Foreign Exchange (Safe), organo che gestisce i 3.200 miliardi di dollari di riserve valutarie estere cinesi. “Ulteriori negoziazioni – sostiene il Financial Times – avranno luogo presto”.

I cinesi, già pericolo giallo di mussoliniana memoria, forse stanno, dunque, per alleviare la situazione delle finanze italiane. Comprando bond e investendo sull'economia reale.

Il governo italiano di centro-destra si sta rivolgendo alla Cina, ricca di liquidità, nella speranza che Pechino l'aiuti a risollevarsi dalla crisi finanziari effettuando "significativi" acquisti di titoli di stato italiani e investimenti in società strategiche.
E' quanto rivela Il Financial Times citando funzionari italiani secondo i quali Lou Jiwei, presidente della China Investment Corp, uno dei più ricchi fondi sovrani, è stato a Roma  per parlare con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti e i vertici della Cassa Depositi e Prestiti.


   Il 'capitalismo' cinese, a differenza di quello originale, possiede una visione tipicamente orientale dell'economia. L'idea, cioè, che lo sviluppo armonico non è fatto di 'concorrenza' ma di cura per il giardino del vicino. Se la tua casa è circondata da giardini, il vantaggio, alla fine, è tuo (La rivincita della mano visibile, Il modello economico asiatico e l’Occidente, Mazzei e Volpi).
    Il capitalismo cinese ha bisogno di mercati, senza dubbio, su cui riversare la sua iperproduzione e infatti possiede già più di 1000 miliardi di dollari di debito USA
   I cinesi hanno acquistato oro in tutto questo periodo e hanno un sacco di soldi.


Panorama di Cecina

   Ma forse è colpa degli abitanti di Cecina e del gentile idioma toscano che, dopo il verbo essere, omette spesso l'articolo e che usa il verbo essere al singolare con nomi di senso collettivo (es: 'c'è le bimbe!' per dire 'sono arrivate le bambine/tutte le bimbe', 'c'è gatti' per significare 'c'è (un gruppo di) gatti').

Cecinesi

Lo sapete cosa fecero gli abitanti della ridente cittadina toscana, riuniti davanti al municipio, quando il sindaco si affacciò al balcone e li apostrofò: "Cecinesi!!!"?
ZOOOOM!
Si diedero alla fuga...



Cecìna, o farinata. Torta di farina di ceci.


lunedì 12 settembre 2011

Dio non voglia, davvero

Libertà
Giovanni Verga


Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza: «Viva la libertà!».
Come il mare in tempesta. La folla spumeggiava e ondeggiava davanti al casino dei galantuomini, davanti al Municipio, sugli scalini della chiesa: un mare di berrette bianche; le scuri e le falci che luccicavano. Poi irruppe in una stradicciuola.

- A te prima, barone! che hai fatto nerbare la gente dai tuoi campieri! - Innanzi a tutti gli altri una strega, coi vecchi capelli irti sul capo, armata soltanto delle unghie. - A te, prete del diavolo! che ci hai succhiato l’anima! - A te, ricco epulone, che non puoi scappare nemmeno, tanto sei grasso del sangue del povero! - A te, sbirro! che hai fatto la giustizia solo per chi non aveva niente! - A te, guardaboschi! che hai venduto la tua carne e la carne del prossimo per due tarì al giorno! -
E il sangue che fumava ed ubbriacava. Le falci, le mani, i cenci, i sassi, tutto rosso di sangue! - Ai galantuomini! Ai cappelli! Ammazza! ammazza! Addosso ai cappelli! -
Don Antonio sgattaiolava a casa per le scorciatoie. Il primo colpo lo fece cascare colla faccia insanguinata contro il marciapiede. - Perché? perché mi ammazzate? - Anche tu! al diavolo! - Un monello sciancato raccattò il cappello bisunto e ci sputò dentro. - Abbasso i cappelli! Viva la libertà! - Te’! tu pure! - Al reverendo che predicava l’inferno per chi rubava il pane. Egli tornava dal dir messa, coll’ostia consacrata nel pancione. - Non mi ammazzate, ché sono in peccato mortale! - La gnà Lucia, il peccato mortale; la gnà Lucia che il padre gli aveva venduta a 14 anni, l’inverno della fame, e rimpieva la Ruota e le strade di monelli affamati. Se quella carne di cane fosse valsa a qualche cosa, ora avrebbero potuto satollarsi, mentre la sbrandellavano sugli usci delle case e sui ciottoli della strada a colpi di scure. Anche il lupo allorché capita affamato in una mandra, non pensa a riempirsi il ventre, e sgozza dalla rabbia. - Il figliuolo della Signora, che era accorso per vedere cosa fosse - lo speziale, nel mentre chiudeva in fretta e in furia - don Paolo, il quale tornava dalla vigna a cavallo del somarello, colle bisacce magre in groppa. Pure teneva in capo un berrettino vecchio che la sua ragazza gli aveva ricamato tempo fa, quando il male non aveva ancora colpito la vigna. Sua moglie lo vide cadere dinanzi al portone, mentre aspettava coi cinque figliuoli la scarsa minestra che era nelle bisacce del marito. - Paolo! Paolo! - Il primo lo colse nella spalla con un colpo di scure. Un altro gli fu addosso colla falce, e lo sventrò mentre si attaccava col braccio sanguinante al martello.
Ma il peggio avvenne appena cadde il figliolo del notaio, un ragazzo di undici anni, biondo come l’oro, non si sa come, travolto nella folla. Suo padre si era rialzato due o tre volte prima di strascinarsi a finire nel mondezzaio, gridandogli: - Neddu! Neddu! - Neddu fuggiva, dal terrore, cogli occhi e la bocca spalancati senza poter gridare. Lo rovesciarono; si rizzò anch’esso su di un ginocchio come suo padre; il torrente gli passò di sopra; uno gli aveva messo lo scarpone sulla guancia e glie l’aveva sfracellata; nonostante il ragazzo chiedeva ancora grazia colle mani. - Non voleva morire, no, come aveva visto ammazzare suo padre; - strappava il cuore! - Il taglialegna, dalla pietà, gli menò un gran colpo di scure colle due mani, quasi avesse dovuto abbattere un rovere di cinquant’anni - e tremava come una foglia. - Un altro gridò: - Bah! egli sarebbe stato notaio, anche lui! -
Non importa! Ora che si avevano le mani rosse di quel sangue, bisognava versare tutto il resto. Tutti! tutti i cappelli! - Non era più la fame, le bastonate, le soperchierie che facevano ribollire la collera. Era il sangue innocente. Le donne più feroci ancora, agitando le braccia scarne, strillando l’ira in falsetto, colle carni tenere sotto i brindelli delle vesti. - Tu che venivi a pregare il buon Dio colla veste di seta! - Tu che avevi a schifo d’inginocchiarti accanto alla povera gente! - Te’! Te’! - Nelle case, su per le scale, dentro le alcove, lacerando la seta e la tela fine. Quanti orecchini su delle facce insanguinate! e quanti anelli d’oro nelle mani che cercavano di parare i colpi di scure!
(continua...)

Verga, Libertà, da Novelle Rusticane


Immagine da qui

domenica 11 settembre 2011

venerdì 9 settembre 2011

Elogi, I, 9


ELOGIO DEL CINGHIALE, O DEL VERRO



   Il cinghiale è il più forte degli animali. Quando è inseguito da una muta di cani vocianti li aspetta a pie' fermo, e li sventra con un solo dente alla volta; ché poi un cacciatore ardito li ricuce con le spine delle acacie, mentre l'altro rinsacca le budelle. Non si sa chi sia più eroico: se il cane, la spina od il verro.
  E' una cosa accertata che il cinghiale smuove la terra in cerca di tuberi. All'uopo usa il grifo calloso, a forma di vanga. Però, il più delle volte, se tu vai nel bosco, la terra smossa la vedi evidentemente sterile. Neanche un vermicello che giustifichi tutto quello scavo notturno. Allora è lì che si scopre che anche il cinghiale è un animale metafisico, e che non t'ha lasciato più nulla da mangiare.



giovedì 8 settembre 2011

Ma perchè mi girano per la Padania?


   Mi girano come eliche indifferenti al pericolo della cavitazione. Mi girano vorticosamente per questa cosa straniera che non capisco.
Chi sono questi che vengono da me? Da me? In riviera? Nella riviera dei fiori, di storia gallo romana, ligure e tosca, che ha visto passare lento il gran padre Dante? Dove si dice 'belìn fanti, stasea a manszo a fainà daa Pia!" e "A sto chi 'n su 'r molo a vedee s'a passa 'r magon'. Dove c'è sempre il sole, e l'odore del mare arriva a volte come un ficcanaso che ti entra fin sotto le lenzuola. Dove, se piove, e piove spesso, qui da me, è quasi sempre una pioggia allegra.
Chi sono questi che cambiano sei sette volte il tragitto, in fretta e furia, per non incontrare la gente del luogo?
E, se non ci vogliono incontrare, cosa diavolo ci son venuti a fare, qui, a casa nostra?

Secondo me è solo una pubblicità. Tra non molto ricomincia il film.



Img sup

martedì 6 settembre 2011

La buona scienza

   
   Il rinoceronte bianco del nord, in amore, ha ben poche possibilità di cavarsela. Solo due femmine sono rimaste sul pianeta, e, tra tutti e tre, sono ben poco eccitati, visto che l'ultimo rinocerontino l'hanno messo al mondo nel 2000.
   Però, ora, i nostri scienziati, eroi del bene, hanno trovato il modo di produrre cellule staminali dalla pelle del rinoceronte, e con esse produrre ogni tipo di tessuto, ovuli e sperma compreso, lasciando ancora un filo di speranza per la sopravvivenza di questo nostro compagno cornuto (anche se le difficoltà saranno enormi, pensiamo solo al mantenimento della variabilità genetica che, unica, fa una specie vitale).
   Uno dice: "Ma insomma, con tutte le energie che ci avete messo per spazzare via il rinoceronte bianco del nord, adesso spendete un sacco di soldi per vedere se, alla fine, non ci riuscite?". E un altro potrebbe obiettare che "è tutto un gioco per dimostrare che noi, uomini, c'abbiamo davvero due palle così".
  Possibile, ma la cosa bella è che la scienza che crea ed emenda e cura e lenisce è la nostra sola speranza.

  Da parte mia, poi, spero di vedere un sacco di rinocerontini bianchi del nord, alla festa per la mia pensione, tra qualche anno.
  Il che vorrebbe dire, almeno, che in pensione ci sono andato.
 

  L'elogio del rinoceronte lo devo ancora scrivere, ma vedo che c'è materiale a sufficienza.

Foto e articolo originale in Newscientist e The Rhino resource center

lunedì 5 settembre 2011

Elogi, I,8


ELOGIO DELL'ASINO, O DEL CIUCO


   Pare che nell'antichità l'asino fosse considerato di sessualità invereconda ed esagerata. Di cui certificano Apuleio e altri.

   Io non lo so. Mi ricordo un'asina che passava le sue giornate davanti a una finestra e non c'era neanche un asino che le andava a parlare, transitando di là. Infatti s'era innamorata di un mulo che, quanto a lui, sapeva di non avere una funzione nel mondo.c



Testo di LAV/gigionaz, foto qui e qui

domenica 4 settembre 2011

Pollock è un quaternione

 
   Come foglia di un ramo della discussione precedente, presento qui un'immagine 3d che ho fatto un po' di tempo fa. Come descrivo qui (una divagazione sul relax matematico scritta per i miei amici del 3D): l’immagine mostrata qui sopra deriva  da un quaternione (la vernice che sta schizzando dal pennello) molto modificato 'a mano'. L’idea era quella di mostrare un dipinto di Pollock visto da un’angolatura particolare.
   "Perchè non vedere Pollock 'da sotto'?" mi dicevo. "Perchè non farsi spruzzare in faccia quella vernice arbitraria?"
   Le cose sono state abbastanza semplici. Modellato il pennello e le setole, inserite le setole 'dentro' il quaternione colorato di vernice, posizionati gli elementi al posto giusto, è bastato mettere sul 'vetro' digitale un dipinto in media risoluzione di Pollock, renderlo trasparente con uno di quei trucchetti che gli amanti del 3d conoscono bene e dare un po' di profondità di campo alla 'camera' di ripresa.
   Che Pollock fosse istinto e l'istinto fosse natura e che la natura, come diceva Leonardo, fosse fatta di numeri, lo sospettavo sin da quando prendevo 4 nei compiti in classe di analisi. "Se la matematica è istinto e l'istinto mi porta dietro a quella biondina", mi dicevo, "cosa ci sto a fare, qui, tra questi seni e coseni istintuali? Tra questi limiti istintivi?".
   Infatti, oggi, amo la matematica, ma in maniera assolutamente... istintiva. :D


Testo e immagine in alto di LAV/gigionaz, immagine in basso di Pollock, che ringrazio.

sabato 3 settembre 2011

Una pausa e un quiz

Siamo vicini alla domenica. Una sola immagine e una domanda. Cos'è questa cosa?


Non fate i furbetti e non usate i tasti del mouse :D

    Dopo un giorno la Scalza rispose:
"Cerca M63 A e NGC 7822.
O Cygnus loop.
Se ti piacciono le esplosioni invece devia su Eta Carinae.

Evita le 1a sono solo un gran casino.
Le 1b e le 1c son più belle ;)

E comunque non vale ho fatto lo scientifico sperimentale e l'ultimo anno si studia geografia astronomica ;)"



Morale finale:


BIngo (quasi al 100%)! E' la supernova del 1572, quella vista da Tycho Brahe, O meglio, quello che si vede oggi ai raggi x coll'osservatorio Chandra.
La notizia è qui.

due cose: l'invarianza di scala è un mistero davvero intrigante e che una cellula in apoptosi somigli a una stella morente mi ha sempre prodotto un'estasi esagerata. 
Di poi, sono affascinanti i nomi di certi osservatori.





Cellule in apoptosi, appunto (1 e 2)


Galassie lontane

Il iceo scientifico (sperimentale o no) è una buona scuola :)