giovedì 29 marzo 2012

Lo zen e l'arte del tiro con l'aria

   Vi ho già parlato, in passato, di quanto sia bello sparare con l'aria compressa. L'ho fatto, ma solo marginalmente. Oggi mi ci metto più seriamente.
L'aria compressa, da bambino, era una pistoletta, la mitica Oklahoma. Sparava pallini di gomma rossi che, anche se ti colpivano a 10 metri, non facevano nulla. Se ti colpivano, dicevo, e la cosa non era per nulla certa, dato che avevano l'abitudine di andarsene ognuno per i fatti suoi.


   Triste, il ricordo degli ondivaghi pallini rossi, triste e nostalgico, perchè già da bimbetto avevo l'ossessione della 'precisione'.
In senso astratto, si intende, e come assoluto cui tendere, sia chiaro. Perché io sono sempre stato privo di qualunque capacità organizzatrice, se per organizzare si doveva prima 'ordinare' e mettere 'a posto'.
   In ogni caso i pallini rossi, nella loro innocuità vagabonda, promettevano che sì, la perfezione era possibile, aggiustando la meccanica e perseverando nella ricerca 1).
   L'epoca dell'Oklahoma terminò abbastanza in fretta, un po' per la sua ostinata abitudine a sparare a casaccio, un po' perchè appena arrivato ai 12-13 anni, com'è come non è, fui distratto da moltissime altre cose più appetitose assai.

   Una ventina d'anni dopo l'epoca Oklahoma mi prese la scimmia del tiro con l'arco, scimmia che, sia pure ormai senescente e tranquilla, continua ancora adesso.
   Ho iniziato subito con un arco scuola (un arco 'nudo', solo legno e corda) da 40libbre. Un po' duretto per iniziare... e infatti l'arco sovradimensionato mi fece penare. Le frecce di carbonio, se toccavano qualcosa di non cedevole, si svergolavano che era un piacere.
Solo a ricomprarle era un dolore, in quegli anni di primi stipendi.
   Lessi, al tempo dell'arco duretto, lo splendido 'Lo zen e l'arte del tiro con l'arco'. Un libretto esile per numero di pagine quanto potente come meravigliose scoperte che, a quel tempo, mi aiutò a compiere.


   Zen o non zen, l'arco mi finì inghiottito nell'acqua di un'alluvione multipla, dove scomparvero diversi e variopinti momenti, ed oggetti, della mia vita precedente.

   Seguì un lungo periodo in cui lo Zen dovetti impararlo davvero, per sopravvivere alle storture che allignavano nel quotidiano, un po' per tare genetiche mai risolte, un po' per casi sventurati, un po' per pura e semplice accidia 2). Beh... 'impararlo' è una parola grossa. 'Tentarlo alla carlona', andrebbe meglio.

   Comunque, anche il periodo  dei detriti e delle alluvioni, passò. Ed io, come gli alluvionati fanno, ripresi a costruire dal suolo quasi del tutto raso.
Fu qui che reincontrai il piacere sublime del tiro con l'aria. 

cinque colpi in poligono


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1) ricordo un evento epocale dei miei sette o otto anni: ero in corridoio, davanti a me la 'libreria' con la collezione di Tex di mio padre. C'era un buco verso il numero 60, giusto lo spazio lasciato dai numeri 61-65 che mio padre, verosimilmente, si era portato sul comodino, per leggerli la sera appena coricatosi sul letto. Era uno spazio giusto per farci entrare una di quelle sfere che noi chiamavamo 'palline magiche'. Erano magiche perchè rimbalzavano un gran numero di volte, con le traiettorie più imprevedibili. 


Ci sarebbe entrata, nello spazio, ma proprio 'a filo'. Allora tornai indietro di quattro o cinque passi, sino al muro, e tirai la pallina verso terra. Dopo un solo rimbalzo, si andò a infilare nel foro, entrandoci 'a filo'. E, senza rimbalzare ulteriormente, si incastrò tra il 60 e il 66. Dimostrando che l'impossibile accade e che è fattibile l'ordinare il caso. Anche, che osare la buca di rimbalzo, o 'di sponda', dà una soddisfazione più grande assai.
2) l'accidia è spesso spacciata per nobile indecisione dell'animo còlto, per scetticismo e conseguente inazione. 
Una meravigliosa descrizione di questo peccato capitale si trova nel Secretum di Petrarca: Ti domina una funesta malattia dell'animo, dice Agostino, che i moderni hanno chiamato accidia e gli antichi aegritudo. 
In questa tristezza [invece] tutto è aspro, doloroso e orrendo; e c'è aperta sempre la via alla disperazione e a tutto ciò che sospinge le anime infelici alla rovina. Risponde Francesco.
La vorace spirale della depressione che ti fa credere chiaro e lampante, necessario e inevitabile, ciò che invece è tanto sottile da poter essere spazzato via da un soffio leggerissimo. Se solo capitasse.

domenica 25 marzo 2012

Intermezzo leggerissimo

Vado sul fiume a prendere il sole ma si mette a piovere e torniamo indietro, io e Cinzia.
Per fortuna nessuna giornata è persa del tutto: lungo la strada nel bosco vediamo un giovane con il braccio ingessato (già ingessato, prima) che esce dall'auto dopo aver parcheggiato.


No. Non parcheggiava. Stava seguendo la sua personale via per la ricerca di un senso.


Poi siamo andati a Medjugorie.
Che è un centro commerciale aperto inopinatamente in città. Le Terrazze, lo hanno chiamato.

sabato 24 marzo 2012

Ecdyonurus dispar


Oggi, finalmente, me ne sono scappato in mezzo ai monti, su 'da me'.
Sono stato accolto da una schiusa di effimere, di Ecdyonurus dispar (o torrentis, o insignis - non li ho catturati e non posso essere più preciso).
Mi sono trovato in mezzo a una nuvola di moschine che, al termine delle loro poche ore di vita aerea, entusiaste, si davano al sesso. Dopo aver trascorso più di un anno, come larve e ninfe, tra le acque gelide del ruscello sotto casa mia, si godevano il sole e la temperatura primaverile, volavano in alto battendo le ali e si lasciavano cadere giù come piccoli paracadute. Le femmine avevano già le due sacche ovariche appese alla coda. Ogni tanto si vedevano maschio e femmina, avvinghiati, volare assieme senza scomporsi. Otto ali su due corpi che vincevano ogni legge della turbolenza e del caos.
Le trote, dietro i sassi, le aspettavano con grande pazienza.

venerdì 23 marzo 2012

L'immagine della settimana 23.03.2012

Riprendo una poesia li Lin Po, apparsa su queste pagine un po' di tempo fa, e la incollo ad una delle mie immagini 3D

Nel cielo gli uccelli sono svaniti,
E ora anche l’ultima nuvola si dissolve.
Sediamo insieme, la montagna ed io,
Fino a che solo la montagna rimane. 


Mi era scappata una voglia di correre in montagna, ai tempi. Non potendo farlo d'un botto, così, su due piedi, mi misi a disegnarla.

giovedì 22 marzo 2012

Personale


Se il fiore del deserto si immaginasse erbaccia... imparerebbe che l'erbaccia non esiste.
Si tratta in realtà di un numero altissimo di piante foraggere. Utili perchè nutrono e belle se viste da vicino. Se uno ascolta con attenzione, può sentire anche delle voci curiose.
Una missione ben superiore a un qualsiasi fiore .



L' erbaccia non è erbaccia!
E' un puntolino che se si espande, vedi te dove arriva!

Il testo di LAV/gigionaz è un omaggio personale, incomprensibile e dovuto.. Foto e foto

PS: Generata dai commenti dei miei collaboratori amatissimi, un'aggiunta che conclude invitando a prendersi cura di se stessi.


Elogi I,19


ELOGIO DELLA POIANA


  La poiana, rapace che i tedeschi, impoetici, dicono "mangiatore di topi", usa sfruttare le correnti ascensionali, così che si alza, al cielo, senza alcuna fatica. Lei si pone dove vede picchiare il sole e allarga le ali, avvitandosi verso l'alto.
   La poiana è come un puntolino nel cielo, al di là di ogni gravità preoccupata, ma a volte scende per vedere se gli riesce di rubare qualche gallina, e allora tu lo vedi, che l'ala è come il ginocchio di una donna, che ti viene a rubare il cuore.
Il bimbetto curioso e incosciente, in campagna, ogni volta esplode in un: "guarda, la poiana!".

Testo di LAV/gigionaz, foto presa qui

mercoledì 21 marzo 2012

Venezia affonda, dopotutto

All'attenzione della stampa scientifica internazionale, il fatto che

Venice Hasn't Stopped Sinking After All

ScienceDaily (Mar. 21, 2012) — The water flowing through Venice's famous canals laps at buildings a little higher every year -- and not only because of a rising sea level. Although previous studies had found that Venice has stabilized, new measurements indicate that the historic city continues to slowly sink, and even to tilt slightly to the east. 

domenica 18 marzo 2012

sabato 17 marzo 2012

Sultans

Passatemi questo intermezzo musicale. Sono tutti geni miei coetanei, più o meno.


Se avete proprio fretta, andate al min 4.50' circa. E sentitevelo tutto sino al termine.
Ah! Il signore alla chitarra ritmica, in giacca chiara, è Eric Clapton. Mark Knopfler, ad avere un accompagnamento di tal fatta, deve essere proprio un supereroe ;-)
Qui sotto un'apocalisse, complice la London Symphony Orchestra

venerdì 16 marzo 2012

Per superare la contingenza

... e toccare l'infinito :D


Oh... dimenticavo... Ian Anderson, qui sotto decisamente invecchiato, è stato uno dei più grandi musicisti degli anni '70. E'  il capo flautista del gruppo dei Jethro Tull. Da non confondersi con il Ian Anderson politico, fondatore di un partito inglese,  neofascista e per la supremazia bianca.
Il nostro Ian Anderson, come clown da palcoscenico, è davvero una via verso il sublime :D


Non è nepotismo

E' la via dell'ovvia semplicità.
Imola la bella

Mi riferisco a tutto 'sto can can dei media sul milione di Euri che Errani, governatore dell'Emilia Romagna in quota PD ha fatto versare in favore della cooperativa agricola Terremerse, di cui era presidente all'epoca dei fatti il fratello del governatore, Giovanni Errani.
Il milione di euro era finalizzato alla nascita di un nuovo stabilimento agricolo, a Imola (link).


... all'epoca dei fatti...

Se per mettere su un'impresa, un'iniziativa, un'idea, se anche solo per trovar lavoro in Italia si deve avere un familiare in posti di potere... il povero governatore Errani a chi li doveva dare tutti quei soldi? A me che non valgo una cippa o al presidente di una cooperativa agricola, strutturalmente suo, ovvio, fratello?
No, dico...

domenica 11 marzo 2012

L'immagine della settimana - 11.03.2012


Questa volta vi mostro un'interpretazione, un ... ridisegno, di una vecchia copertina di Urania.
Da adolescente, eoni fa, ho passato intere giornate sulla carta giallina di questa collana storica, che più di una volta mia ha salvato dall'horror vacui, con semplicità e senza troppe menate intellettualistiche.
Qui sotto i soliti filini e l'originale reperito in rete.

giovedì 1 marzo 2012

E' morto Lucio Dalla

Improvvisamente. Non era tra i miei preferiti, ma era comunque un grande autore.


Bartolomeo Sacchi, detto Platina

   Oggi, tornato tardi dal lavoro, me ne sto al tavolo da solo, con un piatto di spaghetti al sugo di melanzane e un bicchiere di Chianti. 
Quando mangio da solo, sin da ragazzino, mi faccio sempre accompagnare da una buona lettura. Anche se i saggi vecchi di famiglia mi avvertivano che 'leggere, mangiando, produce alterazione dei succhi gastrici, impedisce la digestione e induce sonnolenza e torpidità pomeridiana'.
C'è stato il periodo del Corriere dei Piccoli, dei Topolini, di Tex, di Dylan Dog e Nathan Never, con intervalli e intermezzi di Metal Hurlant, Linus, Alterlinus, Pazienza, Pratt, Moebius, Manara, Eleuteri Serpieri ed altri, vari e meravigliosi.
  Spesso alternavo, e da qualche anno ormai sempre sostituisco, il fumetto col libro. Cercando, per quanto possibile, di accordare autori e contenuti con il sapore della giornata.
   Oggi, sarà che c'è il sole, sarà che ho lavorato all'aperto, sarà che le melanzane nel sugo profumavano non poco, ho scelto un'agile lettura epicurea: il De honesta voluptate et valetudine (Il piacere onesto e la buona salute) di Bartolomeo Sacchi, detto il Platina1).

Melozzo da Forlì, 1477, Bartolomeo Platina in ginocchio di fronte a Papa Sisto IV