sabato 9 novembre 2013

Modesta ma meditata proposta per uscire dalla crisi

Dopo aver per lungo tempo soppesato il problema di questa inopinata regressione economica, dopo aver letto migliaia di pagine di querimonie e di accorate proteste, qui su internet e sulla stampa di tutto il mondo, dopo aver ragionato da solo e in compagnia e dopo aver ascoltato in tutta umiltà centinaia di pareri, di uomini illustri e sapienti come di umile gente del popolo, sono arrivato a concepire un ragionamento come quello che segue e che prenderà corpo in questa modesta proposta per un sano agire politico.


Posto che le condizioni di vita dei poveri del mondo, e di quelli di casa nostra, continuano a peggiorare costituendo in primo luogo una preoccupazione indesiderata per quella parte della comunità, sana e vivace, che riesce ad uscire da ogni momento di crisi più ricca e più in salute di prima, dichiarato con tutta la forza dell'evidenza che questa parte sana è motore di un'economia a sè stante, come testimonia la baldanza del mercato dei beni di lusso, considerate le grida d'appello e d'allarme che tutta la comunità tecnico scientifica lancia sulla insostenibilità di questo modello di sviluppo, dal punto di vista ecologico come da quello igienico sanitario e di approvigionamento di ciò che è essenziale ad una vita dignitosamente acconciata, acclarato il fatto che Europa e Stati Uniti d'America, per ragioni storiche, culturali, artistiche e di coscienza politica, sono ancora il cuore spirituale del mondo, considerato  tutto questo ed altro che qui, per brevità e chiarezza, si ritiene comunemente conosciuto, accettato e, per ciò, scontato, si propone una via pietosa alla ripresa sostenibile.


   Si propone l'eradicazione di tutta la popolazione, di qualsiasi età e condizione di salute, del continente africano. Con l'esclusione mirata degli euroamericani che, per turismo od affari, si trovassero nel continente, più o meno stabilmente.
In questo modo la benedetta terra d'Africa, liberata dai milioni di umani che la infestano, tornerebbe ad essere il giardino lussureggiante come è stato creato in origine. Culla dell'uomo e luogo di sport e di svago. Diventerebbe luogo di biodiversità e di rafforzamento delle specie che l'uomo, nella sua inanità, ha condannato all'estinzione quasi certa. Ricoperta di foreste e di vegetazione, tornerebbe ad essere una produttrice d'ossigeno, una inesausta idrovora di anidride carbonica e darebbe una mano a ridurre, sino alla cessazione del pericolo, il rischio di innalzamento delle temperature globali.


   Si propone l'eradicazione totale di tutta la popolazione asiatica, eccetto quella del Giappone. In un colpo solo si otterrebbe la fine della minaccia cinese per le nostre produzioni locali, la conseguente ripartenza della nostra economia, maxime del comparto delle calzature ma auspicabilmente anche di quello dell'auto. Si ridurrebbe il consumo di petrolio e di altri combustibili fossili, ora ingurgitati dall'industria dei paesi orientali, con conseguente ritorno all'abbondanza degli stessi combustibili, alla diminuzione del prezzo della benzina, al ritorno alle spensierate gite fuori porta e alla fine di ogni sproloquio sulla decadenza della civiltà occidentale.


   Anche solo limitandoci a questo ridurremmo la popolazione terrestre di circa 5 miliardi e cento milioni.
  Si propone, peraltro, il totale (o parziale, è da discutere) azzeramento della popolazione del Centro e Sud America.
Il disboscamento dell'Amazzonia potrebbe procedere con ritmo razionale e del tutto sostenibile, tutta la vasta estensione della foresta primeva potrebbe tornare a funzionare come polmone del mondo, le immense distese d'acqua dolce potrebbero costituire una riserva idrica di totale sicurezza, laddove questa proposta fosse accolta con ritardi che rendessero di più lungo periodo il ritorno all'equilibrio ecologico da tutti noi sperato, con conseguenti possibili anche se malaugurate crisi di disponibilità del prezioso elemento, soprattutto nei più vicini Stati Uniti d'America. Con questo dettaglio si arriverebbe a eliminare altri 400 milioni di esseri umani, bambini compresi. Portando il totale, fin qui, a circa 5 miliardi e mezzo sui sette e mezzo circa del totale odierno.



   Di certo appare auspicabile anche la eliminazione globale della popolazione araba e, ovviamente, di quella musulmana non africana. Il petrolio sarebbe così disponibile senza sottostare ad alcun ricatto politico. E la democrazia occidentale non dovrebbe più scendere a compromessi con le sanguinarie dittature col turbante. E' del tutto inutile qui ripetere tutte le ragioni, culturali e spirituali, oltre che economiche, che sarebbero immediatamente risolte con la scomparsa delle popolazioni arabe.
   Al compimento di questo progetto, semplice e chiaro nella sua natura anche se di non immediata realizzazione, la popolazione terrestre sarebbe ridotta ad un più naturale e fisiologicamente sostenibile miliardo, con il mantenimento del livello di sviluppo tecnico, scientifico, politico, etico e morale, medico e urbanistico, senza detrimento per le comunicazioni e la continuazione delle necessarie scoperte scientifiche. La produzione di beni e servizi continuerebbe senza traumi, anche se sarà necessario procedere ad una riconversione culturale delle masse lavoratrici dell'Occidente salvato. Il ritorno al lavoro manuale, nelle officine e nei campi, aiutato e reso sostenibile dall'uso delle macchine intelligenti e dalla diffusione della robotica, darà vita al rafforzamento fisico e spirituale della popolazione euroamericana. Con conseguente sollievo per i sistemi sanitari nazionali e per il debito pubblico.



In un siffatto pianeta può essere realizzata quella che fino ad ora è stata considerata una vaga utopia: la democrazia collaborativa e basata sulla solidarietà tra i simili. Piccole comunità locali di eguali che in concordia e ciascuna secondo le sue necessità e le sue prerogative perseguono il bene comune in regime di libertò individuale, basata sulla proprietà privata e sulla minima ingerenza dello Stato. Disarmo. Progresso scientifico. Progresso nelle conoscenze. Pace e prosperità. Libertà per chiunque di nutrirsi dei frutti della terra. Di carne felicemente e umanamente allevata in liberi pascoli per chi scegliesse la via carnivora. Di frutta e verdura coltivata con l'occhio alla qualità e non più alla quantità, per chi volesse seguire la strada vegetariana e puranco vegana. Oceani ripieni di pesce dove tornerebbero a nuotare anche le nobili balene.
Qua e là sarebbe pure possibile seguire la strada etica ma insieme estrema delle comunità di raccoglitori cacciatori, per raggiungere l'estasi mistica del minimo peso ecologico della specie umana.

I nostri scienziati ed i nostri politici sapranno sicuramente come perseguire questo colorato progetto, senza danneggiare l'umanità e la sua casa. Io, modestamente, proporrei di seguire la via batteriologica verso lo sterminio purificatore, usando con sapienza virus e vaccini, obblighi sanitari e voli intercontinentali. Ma è solo un'idea che qualcuno, di certo, si premurerà di rendere perseguibile pulitamente.

lunedì 28 ottobre 2013

L'immagine della settimana: 28.10.2013


Ormai finita la mia pipa di olivo, la 5° che faccio. La prima (la pipa n°0) era pure in ulivo ma è finita con un buco bello tondo in fondo al fornello.
Il blocchetto di ulivo non era facile da lavorare, avendo le venature, marcate, con il verso sbagliato. Per farle funzionare come volevo ho dovuto ruotare la mia pipa, quando ancora era solo un'idea, all'interno del blocchetto. Niente di speciale, ma c'è voluto del coraggio, allo stadio di apprendista in cui sono.
Anche in questa pipa la maledizione dell'olivo tarlato ha colpito quando meno me l'aspettavo: bucando il cannello con una punta del 3 mi sono visto spuntare il metallo fuori dal legno. Non dentro il fornello, come sarebbe stato auspicabile, ma fuori dalla pipa, come NON doveva essere. Prendendo la punta tra le molte, mi sono trovato in mano un ferro lungo il doppio di quello che usavo di solito. E che io ero convinto fosse l'unica punta del 3 che avevo. Il foro è stato riparato abbastanza facilmente con colla e finissima segatura di ulivo e, alle prime fumate, non dà segnali di sè. Sulla radica appaiono due 'occhi' naturali che mimetizzano il forellino facendolo sembrare uno di loro.
Sono abbastanza contento di questa pipa. In primo luogo per le venature frattali del legno che mi ricordano i materiali che faccio con gli editor dei programmi 3d. In secondo luogo perchè trovo le pipe curve abbastanza ostiche da realizzare, al livello di minima competenza che ho al momento. La forma mi obbliga a lavorare molto a mano, con la carta vetra. Ed è un piacere, quello di intagliare e lisciare, che ho sempre rimandato ma che adesso mi godo con calma: erano anni che compravo raspe e punte, trapani e sgorbie, senza sapere che tutta quell'attrezzatura aspettava solo che mi decidessi.
L'abbinamento è con lo Squadron Leader della Samuel Gawith, di cui ho già parlato, e con un libro proprio adatto: Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di R. Lewis.
Un libro piacevolissimo che racconta delle velleità di una scimmia che credeva di avere una missione civilizzatrice.

martedì 22 ottobre 2013

L'immagine della settimana - 22.10.13


La quarta pipa che ho fatto, la Gigionaz 4, d'ora in poi. Dovrebbe essere una chubby, cioè una pipa cicciotta e corta, da fumare, sembra, con calma, per evitare che il corto cannello, non raffreddando il fumo, faccia bruciare la bocca.
Non ho mai avuto una chubby, nè l'ho mai vista in giro ma mi sono egualmente arrischiato a costruirla per un motivo volgare e casuale: avevo il bocchino che si vede in foto e che non avrei saputo usare per altre forme. Ma come spesso avviene, la cosa accaduta casualmente si rivela, a posteriori,necessitata e necessitante. E allora ecco l'accoppiata letteraria: il manuale Hoepli Il cane, razze mondiali, allevamento - ammaestramento - malattie, con una sezione su I cani della spedizione polare di S.A.R. Il Duca degli Abruzzi, Milano, 1904, Lire 7,5 compulsato ripetutamente durante i lunghi momenti di noia e di abbandono, nelle domeniche piovose della mia infanzia. Pomeriggi durante i quali il testo mi era maestro di eleganza anglosassone e di virilità venatoria, compagno di lunghe cacce alla volpe e di improvvise ferme di bracchi alle pernici.
La pipa chubby sembra essere una pipa fatta per stare in tasca, nella giacca di tweed di un lord inglese a cavallo ma anche nella bisaccia di un cacciatore maremmano.


lunedì 21 ottobre 2013

Perchè non ripartiamo dal modello cinese?

'Airpocalypse' clouds in China


Io una mezza idea ce l'avrei, perchè no... noi non ripartiamo da lì.



Che magari ci proibirebbero anche di fumare la pipa ;)


martedì 15 ottobre 2013

5 milioni e si va sul sicuro

Ora, è vero che 5 milioni di euri, in tre anni, sono una manna dal cielo, in questi periodi di crisi e anche in periodi normali ossia di crescita. Ma anche di blowing economy, per me almeno.
MA
posto che cinque milioni, nella normale vita di mercato, si danno a chi ne fa guadagnare almeno mezzo di più, mi sarebbe venuto istintivo di rispondere, al gigante dell'economia a nome Brunetta, che sarebbe bello commisurare la paga dell'amministratore alla soddisfazione dell'amministrato. Detto in linguaggio più triviale: le hai fatte le leggi? Con le tue leggi hai prodotto felicità o ruina? E non dirmi che 'ci sono i cattivi che ti impediscono la corsa sulla strada verso il bene', che tu naturalmente e gioiosamente saresti atto a percorrere. Non ci provare nemmeno, a dirlo. Che ti taglio le orecchie e mi ci faccio due portachiavi!


domenica 6 ottobre 2013

Chuck Norris fuma Forte

Ovviamente, direte voi. Ce lo vedete Chuck a fumare una EM???


Oggi sono andato al mercatino dell'usato, sotto casa mia. Si tiene ogni prima domenica del mese e, di tanto in tanto, ci trovi delle pipette interessanti.
Oggi ho resistito ad una bella Peterson, a una vecchia Savinelli, una Stanwell elegante e a un tot di Butz Choquin. Il fatto è che nessuno compra le pipe e gli espositori ormai mi conoscono e provano a metterci sempre almeno 5€ di più di quello che è il loro prezzo, perchè sanno già che io compro solo se abbassano almeno di 5 € il prezzo iniziale. Quindi salto i primi e mi trovo di fronte ad un banco che non ha mai avuto pipe, prima di oggi. Nel mazzo vedo subito una freestyle. La prendo e quella mostra scritto Savinelli Autograph. E' nuova, non ha difetti. Solo, il bocchino non si toglie, e nemmeno ruota.
_Quanto costa?
_ 20 euro.
_ Nooooo, è bella ma ha un sacco di difetti.
Non è vero che ha difetti. Neanche una stuccatura o una riga, ma si inizia sempre così. Raramente si eccepisce su questo punto in oggetti usati.
_ Vabbè 15, se non aveva i difetti non la mettevo mica a così poco.
_ 10. Che il bocchino non si toglie nemmeno.
_ ... vabbè. se la prenda.
Me la prendo bello contento. Nuova, una pipa così si vende dai 200€ in su.
Arrivo a casa e provo a togliere il bocchino. Niente. Attorno al cannello si vedono delle incrostazioni secche che vengono via con una lametta. Sono convinto che sia loctite, superattack, colla cianoacrilica, chiamatela come volete.
Su Internet trovo che questa colla si scioglie con l'acetone. Provo a immergere la pipa in acetone sino al fornello. La vernice viene via, ma tanto io ormai ridipingo le pipe comprate usate.
Vado su un famoso sito italiano di cultura piparia e apro un thread nella sezione 'restauro pipe usate' con la domanda: 'come fate voi a staccare un bocchino incollato col superattack?'
Naturalmente provo prima a cercare le parole chiave, hai visto mai qualcuno avesse già espresso il medesimo dubbio.
L'amministrazione del sito chiude sempre i threads giudicati doppi perchè 'non avevi visto che l'argomento è già stato trattato nel mese di aprile del 2006?'.
Infatti il thread viene immediatamente chiuso. Evidentemente qualcuno aveva già affrontato il problema, l'aveva risolto e viveva contento senza lasciare tracce su google e senza poter essere da me interpellato.
Allora io, fattomi possedere da Chuck, mi munisco di seghetto e taglio la testa al toro, assieme con il tenone, cioè il pezzo di bocchino che entra nella radica del cannello.
Fncl, mi dico. Non sarà una costosa Savinelli Autograph, presa con due lire, a opporsi al destino. Non ho voglia, oggi, di fare le reverenze.
zzzzz, stack. L'Autograph si divide in due.
In effetti il precedente proprietario, per motivi del tutto incomprensibili, aveva spalmato superattack da tutte le parti. L'incastro è originale, i pezzi aderiscono perfettamente, e quel tipo avrà pensato che fosse una bestemmia che a una pipa così costosa si staccasse il bocchino solo a tirarlo con forza.
Vabbè. E' il momento del Dremel e delle fresette. Tolgo i pezzi del tenone (il perno che entra nel bocchino e nel cannello della pipa), taglio un pezzo di ebanite da un altro bocchino di riserva e gratta e carteggia, fresa e scava, il bocchino rientra quasi perfettamente al suo posto.
Adesso mi fumo del Forte nell'Autograph e brindo a Chuck Norris.


mercoledì 2 ottobre 2013

Moebius e Samuel Gawith, con Piazzolla


Stasera, dopo aver ascoltato le dichiarazioni di Brunetta, Bondi, Sallusti e Berlusconi, convinto che la faccia di tolla oggi è un mestiere inflazionato, mi rifugio in un angolino di estrema serietà, responsabilità ed impegno intellettuale. e sposo Le Garage hermétique di Moebius con il Full Virginia Flake di Samuel Gawith e con la testimonianza di una pipetta fatta dalle mani di Pascal Piazzolla (parente del grande tanghéro Astor).
Il tabacco l'ho appena comprato e annusato. Sono flakes, cioè striscioline di fibre pressate di molti Virginia (si dice) aromatici, ma non ho avuto da loro che una promessa da verificare. La pipa è leggerissima, e sufficientemente rilassante. Il Garage Ermetico è la storia più onirica che sia mai stata scritta. Grande Moebius, che mi ha sempre salvato dalla mancanza di senso della realtà che ci tocca vivere davvero.


Il maggiore Grubert, del Garage



martedì 1 ottobre 2013

Il piacere e la morte

Eureka! Dopo tanti di quegli anni sono riuscito a rimettere al suo posto in biblioteca questo libro maestoso. L'avevo comprato alla fine dei '70, l'avevo letto, cercando disperatamente di capirlo (ma anche leggerlo e basta era una bellezza, al tempo dei miei diciott'anni) e poi l'avevo perso, forse sottrattomi da una manina maliziosa.
Era poi uscito dal commercio e non l'avevo più trovato.
M'è poi tornato in mente grazie ad una ragazza giudiziosa che aveva elaborato a suo modo un ragionamento attorno alla minorità umana di fronte alla paura della morte, paura che rende gli uomini schiavi e servi del dolore, del caos e dell'agitazione.
Mi ha soccorso Internet, dove a ben cercare si trova sempre ciò che occorre. Anche questo libro, ormai fuori commercio e presente in rete in un unico esemplare (a quanto mi è stato dato di trovare). Naturalmente l'ho subito acquistato e, prima ancora di aprirlo, l'ho fotografato assieme ad una mistura inglese 'serena' e facile, e ad una pipa, pure inglese, educata e di bellezza composta, una Bewlay, regalatami inaspettatamente dal mio amico della beata adolescenza, che non avevo mai più rivisto occhi negli occhi. La coppia tabagica sembra aver in sè il segreto dell'edonè katastematikè (o simile, mi perdonerete, non ho mai masticato il greco), cioè del piacere in quiete 1). Che deriva dallo sprezzo della morte e che è sconosciuto a noialtri, la maggior parte delle volte.


Ora che l'ho ritrovato, il libro, ve lo consiglio caldamente, se riuscite a trovarlo pure voi. ;)
PS: io l'ho trovato qui: http://www.comprovendolibri.it
(seconda pubblicità palese)

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1)   padre dell'atarassia, cioè dell'assenza di turbamento - o della saggezza.

venerdì 27 settembre 2013

Acqua su Marte, al primo colpo.

Curiosity, l'apparato scientifico mandato su Marte, al primo campione raccolto sulla superficie del pianeta ha subito trovato acqua, in 'diversi valori percentuali'.
La prossima scoperta che il semovente umano farà su Marte, ci scommetto, sarà la traccia di vita, presente o più probabilmente passata. 
E anche se un giorno non lontano la cosa ci sembrerà ovvia e banale, a me, che ho letto Cronache marziane tanti anni fa, tutto questo fa ancora effetto.


NASA Mars Rover Curiosity Finds Water in First Sample of Planet Surface

Sep. 26, 2013 — The first scoop of soil analyzed by the analytical suite in the belly of NASA's Curiosity rover reveals that fine materials on the surface of the planet contain several percent water by weight. The results were published today in Science as one article in a five-paper special section on the Curiosity mission. Rensselaer Polytechnic Institute Dean of Science Laurie Leshin is the study's lead author.


domenica 15 settembre 2013

Margin call


Due che lavorano dentro una banca di investimenti, nel 2008, che il giorno dopo - o vende la cacca di cui è piena o chiude. Probabilmente, anzi, sicuramente, Lehman Brothers.
Mai parole più chiare e politicamente scorrette. Quindi, con tutta probabilità, vere.
Bel film, che consiglio.

PS and Edit: Mio padre, quinta elementare ma ormai abbastanza vecchio, ebbe un giorno un'illuminazione che io, utente quotidiano di forum politico-economici-geopolitici e fighettitudini varie non avevo ancora chiara. "Girano troppi soldi, danno troppi soldi alla gente", diceva :D Altro che Hayek e Rothbard! :D

martedì 3 settembre 2013

L'immagine della settimana - 03.09.2013


La mia seconda pipa. Nella scatola di Da Vinci sta un semplice Kentuky italiano, trinciato Comune.
E' stupefacente come fumi bene in queste pipe di apprendistato.
Voglio fare pubblicità al negozio ebay (utente lucisalus54) in cui ho comprato le radiche. Ho scelto le più economiche, visto che sono agli inizi. Ma erano tutte senza difetti (buchi o impurità) e di grana e disegno che non mi sarei aspettato, visto il prezzo. 
E' una pubblicità palese, come sembra ;)

sabato 31 agosto 2013

L'immagine della settimana: 31.08.2013


Voglio qui dare spazio alla mia Primapipa autocostruita. Un po' stortignaccola, un po' angolosa, col bocchino mezzo sbagliato ma, orgogliosamente work in progress.
Ieri, appena finita la prima fase, l'ho inaugurata a forza di Kentuky italiano (Comune) e la pipetta ha retto benissimo.
Oggi quasi quasi la provo col Samuel Gawith Squadron Leader, una miscela inglese che profuma l'ambiente di vero tabacco da pipa. Di questa miscela si dice che "fu originariamente prodotta per accontentare i gusti di un caposquadriglia del corpo di spedizione aerea inglese della Prima Guerra Mondiale" (grazie 13pipe). 
A pipa e tabacco abbino due libri che si dovrebbe leggere a forza, per capire come abbiamo preso la guerra (preso e perso) e per essere convinti di cos'è veramente e storicamente lo spirito italico. Anche per avere l'urgenza irrimandabile di cambiare, dalle basi, per sopravvivere come nazione.
Il primo è Navi e poltrone, di Antonino Trizzino. Ormai introvabile1,) è l'accusa, mossa da un ufficiale della regia marina, verso "alcuni ammiragli italiani, di vigliaccheria, spionaggio e alto tradimento durante la seconda guerra mondiale"2). Viene giudicato oggi come tipico pamphlet repubblichino che voleva sollevare il regime fascista dalla disfatta bellica, addossando tutte le responsabilità ai capi della Marina Militare, da sempre considerati con sospetto dal Mascella3). I quali Ufficiali preferivano colpevolmente il monocolo al saluto romano. Sia come sia, il libro è una raccolta di fatti e misfatti che mostrano le mariuolerie da Pulcinella che affliggono gli abitanti, anche in altissimo grado, di questo paese.
Il secondo è il più recente Fucilate gli ammiragli, di Gianni Rocca, che ci mostra, anche con commozione, l'eroismo di quella massa di ufficiali e marinai, militari e civili, che hanno fatto onorevole la nostra disfatta, ma che fu tradito, quell'eroismo, dal Bombetta 4)e dai di lui seguaci e portabastoni, con le stellette o i fez che fossero.

Io metto insieme i due libri e il tabacco a segno della mia perplessità di pipemaker apprendista temporaneo in prova. La pipa, in effetti, mi insegna che non ci si improvvisa guerrieri 5).
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1) Lo potete in realtà trovare su Amazon, a prezzo da collezionista (unico volume disponibile € 100): http://www.amazon.it/NAVI-E-POLTRONE-ANTONIO-TRIZZINO/dp/B00AIQNY1S
2) http://it.wikipedia.org/wiki/Navi_e_poltrone

3) Mia opinione, invece, è che il testo di Trizzino risultasse illeggibile all'intellighentzia italiana del dopoguerra, tutta impegnata a sostenere la tesi fantasiosa di un'Italia e di un popolo italiano trascinati alla guerra dalla foga criminale del Capo. Ai nuovi saggi non piaceva leggere di interi equipaggi militari e civili che si lasciavano morire, affondando con la loro nave e rifiutando gli aiuti inglesi, al grido di "Viva l'Italia, viva il Re e viva il Duce". L'italianità del mascelluto maestro elementare proseguiva ben oltre la fine della guerra, per raggiungere intatta i giorni nostri.
4) il cui manganello punitore tutte le Magde e le Magdalene e le Sofronie e Sofonisbe d'Italia concupivano invulvarsi. Citato a memoria da Eros e Priapo, del magno Carlo Emilio. Dio l'abbia in gloria.

5) Anche, mi ha fatto scoprire che gli innesti di diverso legno, che io credevo eleganti prove di abilità manifatturiera, trovano origine, invece, in errori da emendare. Nel mio caso l'inserto d'ulivo, tra corpo di corbezzolo e bocchino in ebanite, è stato reso necessario dalla fratturazione del legno della pipa che continuava a sfuggirmi dalle mani e a cadere per terra.

domenica 25 agosto 2013

Ridere di integrazione

In un paese della Garfagnana (Toscana del Nord - ai confini con Liguria ed Emilia), davanti a un bar- accaduto realmente il 24 agosto ultimo scorso. 



Un uomo dalla pelle molto abbronzata e dai capelli ricci parla con la barista, di mezza età.

_ Io glielo diho sempre. Leviti i' velo! Ma nulla! Eh 'un se lo vole levà Le la honosce la mi' moglie... E' una donna che la garba a tutti! E' proprio ammodino! 
E la guardano anche co' i' velo... rammenti quei ganzi quando è ita in fiera?
_ Ma insisti, no!? Vedrai che prim' o poi e se lo leva...
_ Mah... Tutti i giorni glielo diho. E leviti i' velo!! Ma 'un c'è nulla da fa', e lo porta sempre. Sempre se lo mette! 1).

Dio benedica il meticciato culturale, alla faccia di chi vuole il mondo in bianco e nero.

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1) Ci mancava solo un'interiezione locale come 'Io lai, ma probabilmente quella parte dell'integrazione avverrà in seguito.

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giovedì 22 agosto 2013

Faccio parzialissima ammenda (In realtà puntualizzo e insisto)

Essendo per me la lingua una cosa seria, riguardo alla certezza se stesso ho interrogato la Crusca, cioè l'autorità più informata e seria sull'argomento. Ovviamente non è stato difficile trovare l'articolo: potete leggerlo qui.


Qui sotto inserisco un paio di punti particolarmente chiari e degni di lettura.

Il pronome tonico riflessivo singolare e plurale  ("ognuno pensi per sé"; "la guida disse agli escursionisti di portare gli zaini con sé") richiede l'accento acuto, che va dal basso verso l'alto, da sinistra a destra, ed indica graficamente la pronuncia chiusa della vocale e (ossia il fonema anteriore o palatale medio alto /e/), distinguendosi in tal modo dal se congiunzione ("se te ne vai, avvertimi") o pronome atono ("se ne andò").

E su questo tutti sono d'accordo. Usare se come pronome è infatti errore valutabile per giudicare la conoscenza della lingua italiana

Riguardo alla possibilità di alternanza tra le forme sé stessi e se stessi, si possono notare due diverse tendenze.
Alcuni studiosi evitano infatti in questo caso di indicare l'accento a livello grafico, considerandolo non richiesto in quanto il pronome non può confondersi con il se congiunzione. Tale confusione potrebbe eventualmente generarsi solo estrapolando dal contesto la forma rafforzata se stessi, interpretando stessi come prima o seconda persona singolare del congiuntivo imperfetto del verbo "stare".1)
Alla voce "sé" il GRADIT - Grande dizionario italiano dell'uso, ideato e diretto da Tullio De Mauro (Torino, Utet, 2000), presenta quindi i seguenti esempi privi di accento grafico: «adesso è inutile prendersela con se stessi, non gli manca la fiducia in se stesso»; «tradire se stessi». Analogamente, nel Sabatini Coletti - Dizionario della Lingua Italiana (Milano, Rizzoli-Larousse, 2005), alla voce "sé" gli autori notano a lemma, tra parentesi, «si può non accentare prima di stesso, medesimo», inserendo nella voce i seguenti esempi e citazioni d'autore: «per convincere gli altri bisogna prima convincere se stessi»; «in se medesimo si volgea co' denti (Dante)».2)
Altri considerano invece opportuno indicare sempre l'accento del pronome tonico riflessivo, scrivendo pertanto sé stesso, sé stessa, sé stessi ecc.
Luca Serianni (Grammatica italiana - Italiano comune e lingua letteraria, Torino, Utet, 1991o', p. 57) ritiene, ad esempio, «Senza reale utilità la regola di non accentare  quando sia seguito da stesso o medesimo, giacché in questo caso non potrebbe confondersi con la congiunzione: è preferibile non introdurre inutili eccezioni e scrivere sé stesso, sé medesimo. Va osservato, tuttavia, che la grafia se stesso è attualmente preponderante [...]». 3) In proposito, infine, il DOP - Dizionario d'ortografia e di pronunzia redatto da Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini e Piero Fiorelli (Torino, ERI, 1981) osserva (s.v.): «frequenti ma non giustificate le varianti grafiche se stesso, se medesimo, invece di sé stesso, sé medesimo».

Già da questi passi si può evincere il punto caldo e dolente che hanno tutte le lingue, nel loro divenire storico.
La lotta cioè tra norma attuale e tendenza naturale all'evoluzione ma anche tra regola astratta e uso quotidiano.
E' un problema grossissimo, che gli storici della lingua guardano con sorridente distacco (beati loro) mentre scrittori, scrivani e docenti di lingua, affrontano con timore.
Da una parte sta l'uso normato che impone scelte sicure, diverse per ogni livello della lingua e adatte al registro stilistico che si vuole usare - si è costretti ad usare - dipendentemente dal contesto. E' la grammatica che devo insegnare a scuola per permettere al giovane studente di emanciparsi dalla sua condizione di minorità linguistica (e sociale) e arrivare ai blocchi di partenza con le scarpe allacciate, almeno. E' la norma attuale, ovviamente, che non mi fa scrivere è d'uopo ch'io commendi l'horrida scelta vostra.
Dall'altra parte sta la lingua come organismo vivo e soggetto agli stessi cambiamenti cui vanno incontro le specie animali e vegetali, di adattamento e di mutazione casuale - anche se, nelle lingue è questa una mutazione sempre legata ad una scelta umana, sempre individuale all'inizio, ma che diventa viva e degna di essere registrata solo quando si trasforma in scelta comune e condivisa..
Io personalmente amo tantissimo questa seconda natura della lingua, che la fa assomigliare ad un animale (o a un ecosistema, se intendiamo le parole della lingua alla stessa stregua delle specie biologiche). La amo probabilmente perchè all'Università mi sono laureato in Storia della Lingua Italiana e ho dato diversi esami di Filologie varie, riuscendo affascinato dal settore delle scienze umanistiche che più si avvicina a quello delle scienze naturali.

Se mi spiego, è una questione di rispetto e di umiltà: rispetto per la norma che si è faticosamente raccolta, prodotto di milioni e milioni di parlanti e scriventi, e umiltà, perchè NESSUNA regola astratta, se va contro l'uso, ha un senso per quanto piccolo.

Ma continuiamo lasciando parlare la Crusca (che è rispettosa e umile quanto nessuno mai).

In conclusione, sebbene negli attuali testi di grammatica per le voci rafforzate se stessose stessa e se stessi non sia previsto l'uso dell'accento, è preferibile considerare non censurabili entrambe le scelte, mancando in realtà una regola specifica che ne possa stabilire il maggiore o minore grado di correttezza. Si raccomanda di tener conto di questa "irrilevanza" specialmente in sede di valutazione di elaborati scolastici e affini.

Che vuol dire, cioè, 'Professore saputo, non segnare errore sè stesso o se stesso, a seconda di come ti gira, e rispetta l'incertezza che regna nella lingua delle giovani generazioni alle prese, spesso, con le loro prime prove di lingua.

Ma allora perchè, ottimo Gigionaz, la tua vuota reprimenda?
Perchè, come già detto, la forma d'uso comune è quella che conforta il lettore. E in un testo 'di cose' la lingua deve diventare invisibile, senza particolari che attirino l'attenzione e la sviino.
Poi, perchè il traduttore, che non faccia traduzione d'arte, traduce solo parole altrui e deve scegliere la norma in uso, scomparendo anche lui.
E alla fine, ma solo alla fine, perchè se stesso è la forma corretta! :D

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1) è la mia idea. E' la scelta entrata nell'uso rispondendo alla richiesta di economia che tutte le lingue hanno (non si mette un segno diacritico, come l'accento, se non ce n'è bisogno. E il bisogno deriva, a mio giudizio, dal senso di fitness, di agevolezza, che l'uso di una forma ha sull'altra. Questo vale per lo scritto (essendo ininfluente nella lingua parlata) e per la lingua formale usata in testi in cui prevalga la funzione referenziale della lingua (testi informativi ad esempio).
2) è un'idea confermata dall'uso, cioè. Nel Sabatini Coletti si legge l'interessante 'si può non accentare prima di stesso' indicando in questo modo il prevalere dell'uso sulla logica grammaticale.
3) Luca Serianni, esperto grammatico e storico della lingua, mette qua in evidenza l'opposizione tra norma astratta e norma d'uso. La prima vorrebbe la conservazione dell'accento anche in sè stesso, la seconda impone la grafia se stesso perchè oggi preponderante. 

mercoledì 21 agosto 2013

'Se stesso' si scrive senza accento sul 'se'.

Non ce l'ho proprio fatta ad evitare questo minimo post. Proprio no.

La lingua della capra

In questi giorni, come forse ho già detto, ho avuto tra le mani due libri piuttosto interessanti di divulgazione scientifica, sul tempo (Paul Davies, I misteri del tempo, L'universo dopo Einstein, 1996, Oscar Mondadori, trad. di Elisabetta del Castillo) e sul concetto di infinito (John D. Barrow, L'infinito, Breve storia ai confini dello spazio e del tempo, 2006, Oscar Mondadori, trad di Tullio Cannillo). Sono libri compendiosi ma appunto per questo molto interessanti. A un non specialista, come me, servono proprio i libri che 'riassumono', possibilmente in un quadro coerente e completo, queste cose che altrimenti sarebbero per me quasi inavvicinabili. E questi libri non sono belli o brutti perchè tradotti bene o male. Sono seri se tradotti bene e inaffidabili se tradotti male.

E quindi, per tutti i diavoli... il traduttore che porta un testo di scienze in italiano, per favore, scriva se stesso e non sè stesso. 1) Nella traduzione del libro di Davies, ad opera della stimatissima Elisabetta del Castillo, TUTTE le ricorrenze di se stesso sono scritte sbagliate 2). Tutte. Nella traduzione del testo di Barrow, ad opera dell'altrettanto rispettabile Tullio Cannillo, appena arrivo alla quinta riga del primo capitolo subisco l'agguato di un a sè stessi. Appena aperto e già la passione mi lascia.
Sarò pure pedante, ma se mi devo dedicare alla natura sfuggente del tachione o ai lavori di Cantor NON VOGLIO che il piacere della scoperta venga rovinato da due traduttori, all'apparenza neanche parenti, che mi sbagliano le parole. Se sbagliano le parole nella loro lingua, che garanzia ho che le cose vengano riportate bene?
Perchè sulla consistenza della traduzione dei concetti scientifici non ho controllo 3) e quindi mi devo fidare del traduttore, dando per scontato l'onestà dell'autore. Ma sulla lingua sì, un po' di controllo ce l'ho. Cosa che mi costringe a pensare di stare a perdere del tempo.

E scusatemi se l'ho fatto perdere anche a voi. Ma proprio è stato più forte di me.
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1) c'è anche chi si inventa regole di modernità arbitraria, per giustificare l'ingiustificabile, come l'estensore di questa pagina: http://dizionari.corriere.it/dizionario-si-dice/S/se-stesso.shtml
La lingua, ricorderò, non è regola arbitraria, ma arbitrio regolato. Le parole nascono e mutano se c'è una ragione che renda necessario il mutamento (o il nuovo conio). E se su questa ragione c'è concordia di parlanti e scriventi.
Per qualche ragione, storicamente, nella lingua italiana si è assistito alla trasformazione di se (pronome) in sè, mutazione avvenutaprobabilmente, per distinguere il pronome da se congiunzione. Probabilmente qualcuno, arbitrariamente (cioè come atto di sua volontà), scrisse e la massa dei lettori e scrittori, pian pianino, trovò la scelta sensata (forse anche perchè il pronome è pronunciato tonico, cioè accentato, mentre la congiunzione è le più volte atona). La scelta che qui viene fatta dai due traduttori a me sembra invece scelta modernista e artificiale. E la spiegazione del linguista di cui sopra, mi appare un po' fighetta, perchè la lingua non è regola o controregola, non è obbligo o anarchia, ma è sempre accordo e convenienza.
E dunque, fidatevi, per un po' ancora sarà corretto dire se stesso e sarà da capre, magari saputelle, dire sè stesso. Poi, quando l'accordo andrà su sè stesso e la tradizione santificherà l'accordo, meno male, io sarò morto :D
2) cioè, se volete, giustificate arbitrariamente e solipsisticamente e quindi, in quanto contrarie all'accordo in vigore, clamorosamente disturbanti.
3) tranne quando si dicono cose come: "la sequenza normale è T1-T2, ma laddove venga invertita si presenta prevedibilmente come T1-T2", che anche un asino capisce il refuso.


sabato 17 agosto 2013

Dove mai oggetto umano era arrivato prima

Con un po' di ritardo voglio riportare anche io questa notizia epocale che non trovo molto presente in rete. Il Voyager 1 ha lasciato il sistema solare e si è gettato nello spazio interstellare.
Per chi non lo sapesse, Voyager (il Viaggiatore) è una navicella spaziale che contiene una breve summa della nostra natura, incisa su un disco ricoperto d'oro assieme a diversi strumenti scientifici ancora operativi.
E' stato costruito anche per portare un nostro segnale di esistenza nello spazio al di là dell'orbita di Plutone, Urano e Nettuno, verso le stelle. Mi piace pensare che adesso faccia rotta verso la prima stella a destra, e poi diritto fino al mattino. 


Voyager 1 Has Left the Solar System

Aug. 15, 2013 — Voyager 1 appears to have at long last left our solar system and entered interstellar space, says a University of Maryland-led team of researchers.

Carrying Earthly greetings on a gold plated phonograph record and still-operational scientific instruments -- including the Low Energy Charged Particle detector designed, built and overseen, in part, by UMD's Space Physics Group -- NASA's Voyager 1 has traveled farther from Earth than any other human-made object.

lunedì 12 agosto 2013

L'immagine della settimana: 12.08.2013


Che meraviglia leggere, ormai avanti con gli anni, Cicerone, col testo originale a fronte! Padre padrone degli anni invasati! E piacevole sorpresa dei saggi di latino, di quando si traduceva anche dall'italiano, che Cicerone era mica Tacito o Lucrezio!
Tanto che, ancora adesso, lo leggo in latino duro e puro.
Il suo De Amicitia mi ricorda anche frammenti di chiacchierate nel nostro giardino, anche se si andava a MS e il giardino era punteggiato di tossici a siringarsi allegramente.
Uomo coordinato e ossequiente, il Marco Tullio, e, forse per questo, di prosa liscia e invidiabile.
E allora lo voglio qui accoppiare con una pipa Dr. Plumb che, nonostante il nome, è una pipa non proprio di prima scelta. E con un flake Virginia, il Park Lane 7 che, ad onta del suo dichiararsi Of noble distinction, dà il meglio di sè solo se mescolato con un rustico Kentuky italiano, il Forte o il Comune. Lasciando trasparire in mezzo a tanta acredine campagnola il suo gusto rotondo e vegetale. Mi verrebbe da dire un tabacco stoico, ma non mi perdonerei una ovvietà così piana.
E mi richiamerebbe l'accoppiata con il De agricoltura di Marco Porcio Catone, ma questa è un'altra storia.

domenica 11 agosto 2013

I vecchi e i giovani

Questione annosa, dibattuta da sempre e origine delle migliori speculazioni del genere: Oh, tempora! Oh, mores!
Qui, secondo lo stile solito, vorrei far notare un'incongruenza che vale anche come metodo di analisi che ci permette di giudicare la qualità, o la velleità, di certe produzioni cinematografiche moderne 1).


La realtà è presto detta: se esco per strada, percentualmente, incontro miei coetanei o gente più vecchia 2) di me. Non essendo io più tanto giovane, questo vuol dire che, percentualmente, la mia città è un mondo di vecchi.


Chiunque sappia leggere la piramide delle età che posto qui sopra sa che oggi l'Italia si sta avviando ad essere un paese per vecchi 3).


Quella qui sopra, incredibile se guardate bene, è la piramide delle età del Giappone, nel 2007. Segnale di un futuro che al di là di ogni dubbio ci attende - salvo catastrofi, palingenesi ed epifanie che nessuno si augura.
Un futuro abbastanza terrorizzante, visto che il personale badante è già scarso nel presente.

E sarà per questo che continuiamo a popolare i nostri sogni di giovani.
La piramide delle età dei film che ho visto in questi giorni, ambientati nel presente occidentale e nel futuro distopico, utopico o semplicemente fantascientifico, è invece, sempre, la rappresentazione di una società giovane. Dove la piramide delle età è quella di una società agro silvo pastorale.


L'idea del presente e delle scelte per fare il nostro futuro è plasmata da questa immagine propagandata al solo fine edonistico, e al fine dei collegati incassi dell'industria dell'informazione. E quindi ci prepariamo un futuro per vecchi credendo di essere, sempre, tutti giovani. Non sarà così, ma non c'è nulla da fare.
Marginalmente: sto vedendo un film di spionaggio  molto bello: La talpa, dove sono tutti vecchi.




Questo di gigionaz è un post molto leggero.


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1) L'origine di molti di questi ultimi post è una contingenza di minima importanza che mi è occorsa recentemente. Una frattura al malleolo che mi costringe a trascorrere l'estate in casa - al fresco, per fortuna - davanti alla tv, in mezzo ai libri e alle mie pipe. Solo la sera faccio sempre un salto in scooter alle 5 Terre, fortunato che sono. Durante il tragitto, in mezzo all'aria fresca e davanti a paesaggi di mare e di vigne mezze abbandonate, medito sul tempo e fumo una pipa intera. :D
Il malleolo non è il mio ma il risultato finale non cambia.
2) Che oggi sia proibita, questa parola, e venga parafrasata e sostituita con un tranquillizante 'ragazzi' - 'giovani', ce lo certificano i TG. "Un romano di 57 anni è stato travolto da un tram. Il giovane, portato al Policlinico, è stato sottoposto...". "Un giovane di 40 anni rivela: 'la statua di Dotto che ho in giardino si è messa improvvisamente a starnutire'. Un gruppo di ragazzi suoi coetanei è stato testimone dell'evento".
3) Sbaglierò, ma per me si inizia ad invecchiare, cioè a essere vecchi, dai 40 in su. Sarà che non considero la vecchiaia una malattia, ma io la penso proprio così.

venerdì 9 agosto 2013

Infortuni digitali e lavoratori analogici

Ho saputo, per esperienza diretta, che un docente ha diritto al rimborso per un infortunio in itinere (cioè accaduto mentre si recava al lavoro, o da esso proveniva) solo se utilizza nella professione computer o strumenti digitali 1). Se insegna solamente italiano o matematica... ciccia.
All'Inail dicono che è una norma vecchia, ma che loro sono tenuti ad osservare.
Docenti infortunati, ricordate! Nella richiesta di rito mettete sempre che usate, per la professione, computers e LIM e Internet e avete abbandonato la penna d'oca sin dai tempi di Carlo Codega.



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1) o se insegna scienze motorie, ginnastica o anche Educazione fisica, si diceva una volta.

giovedì 8 agosto 2013

Timeo Danaos et dona ferentis

Sto risistemando delle pipe prese sulla baia. E adesso oso addirittura riverniciarle, visto che arrivano, di solito, in condizioni abbastanza deteriorate.
Uso solo sostanze autoprodotte e rigorosamente alchemiche.
Questa prima, una Hardcastle, londinii facta, è venuta proprio come la volevo. Mi sono rotto delle pipe rosse e marroni e nere. La volevo trasparente e mi sembra che la cosa abbia funzionato. Per festeggiare le regalo un bel libro (Davies, I misteri del tempo - dove si discute comprensibilmente del fatto che il tempo è fregagnolo e - forse - non esiste) e un bel tabacco.


Ma, ahimè, mi è arrivata anche una Gasparini molto bella, in partenza, ma, ormai affetto da vanagloria, mescolo un pizzico di sostanza due alla degna di fede sostanza uno e provo a riverniciarla.
Il risultato è un non desiderabile, per me, fondo grigiolino. I nodi e le vene sono abbastanza evidenti (anche se la foto dal telefonino non rende giustizia, tendendo al marrone per il colore di fondo) ma io la volevo come la hardcastle. 
Non si scherza con l'alchimia.

Per punirmi ci metto un libro adeguato e un tabacco penitenziale (e lei, vendicandosi, me lo fa fumare divinamente).



domenica 4 agosto 2013

Scoppia la guerra civile in Italia

E sarà combattuta fra bande


meglio se condivise


e democratiche


ma soprattutto di popolo




lunedì 29 luglio 2013

L'immagine della settimana - 29.07.2013

Un classico, due classici e una pipetta


Quello che costa meno è il capolavoro del russo (€ 0.99). Il Davidoff, nonostante il nome, non è russo ma buonissimo, anche di più.  
La pipa è una Civic Canterbury che va d'accordo col Davidoff come la botticella di quercia stagionata col vino rosso.

L'immagine della settimana nasconde il tentativo di rimettermi in pari con le immagini, che è un po' che non le curo.

domenica 28 luglio 2013

L'immagine della settimana - 28.07.2013


Questo è il libro (a parte Ulisse, l'unico per ora) che leggo ogni estate da quattro o cinque anni. Pagina dopo pagina ho la sensazione di essere alle porte di una rivelazione definitiva ma, quando arrivo agli ultimi due o tre capitoli mi rendo conto di non aver capito niente. E ogni estate ricomincio da capo. Interessante, come procedimento mentale.
Anyway. E' un testo di 'divulgazione' scientifica sull'inesistenza e l'illusorietà del tempo. E su infiniversi paralleli.

Dentro la scatolina un paio di cariche di kentuky (comune)+virginia (Park lane 7)+latakia fumate in Brebbia

mercoledì 24 luglio 2013

Elogi, II,8: La natura dell'anatra iridescente

Dove si parla anche di malnati piccioni e di gabbiani impertinenti. Dove si farà la conoscenza di Giuseppe l'airone e si trarranno conclusioni politicamente scorrette.

Oggi ho visto un volo di anatre mentre tornavo a casa in scooter.
Costeggiavo il canale della Lagora, nel tratto che, dall'Arsenale Militare, porta al mare.
Il canale della Lagora, o semplicemente il/la Lagora, è il nervo un tempo davvero puzzolente della Spezia. Io lo vedo da più di 50 anni, oramai, e vi potrei raccontare storie a decine sui topacci che vi vivono.
Ricordo i tempi del liceo. Mi alzavo sempre dieci minuti troppo tardi e, anche se ero giovane e veloce, quando arrivavo alla Lagora rallentavo. L'acqua nera saltellava tra sasso e sasso, proprio come avrebbe fatto dovunque, e mi aspettavo di vedere un pesciolino. Volevo vedere un pesciolino, ma potevo solo contare i talponi a quintali.
Alla Profe di Latino, di Lettere Italiane e di Corretta Weltanschauung, avrei dovuto raccontare che differivo l'entrata per speranze frustrate e per ricordi, e forse l'avrei scampata. Ma invece, ignaro, restavo zitto e finivo dal Preside.


Il Lagora, dunque, fa parte dei miei miti giovanili, radici costanti di mitopoiesis.
Adesso che, dopo varie e lunghe peregrinazioni, sono tornato a vivere quasi sulle sue sponde, mi tocca di averci a che fare, ahimè, attraverso gli occhi della modernità sfigata.
Nel Lagora oggi vivono muggini a sacchi, anche se, di tanto in tanto, tirano le cuoia.


Ed è un piacere guardare i branchi che nuotano controcorrente, oggi che non ho più da correre per la lezione di latino e posso gettare lo sguardo al di là dei muraglioni, quando mi fermo ai semafori.
I muggini c'erano anche ai tempi, ma solo tra il liceo e il mare. Io venivo dal monte e non mi era permesso di sbirciarli, pena l'inemendabilità del ritardo. Erano presenti, se ricordo bene, solo dopo le piene che pulivano un po' le acque ed il fondo.
Al tempo l'acqua del Lagora era composta quasi esclusivamente dagli spurghi industriali e civili. Ed era scura e opaca come caffellatte 1) 
Oggi sono ben ambientati e c'è sempre qualche rumeno o maghrebino che prova a pescarli da uno dei ponti.

Qualche anno fa, quando d'inverno passavo in scooter con la mia piccola dietro, ci capitava sempre di vedere un airone cinerino. Un maschio, avevamo arbitrariamente deciso, di nome Giuseppe.
La presenza della mia bambina aveva prodotto un ritorno di poesia, trasformatasi per età mia e per volitività della piccola, in nomotetìa. 
Bello, Giuseppe, che al nostro passaggio talvolta apriva le ali e volava sulle mura militari in tutta la sua pulizia. Non l'avevo mai visto, ai tempi, sui fiumi più puliti e nelle valli più intatte ed ora eccolo qui, nel Lagora.



Anche, sono presenti lungo il corso delle acque ormai non più puzzolenti molte folaghe e/o gallinelle d'acqua. E merli e civette. E topi, e piccioni e gabbiani. 

Gli  ultimi tre sono presentissimi anche tra le case della città, poco lontane dal Lagora. Ci sono sere che le grida dei gabbiani in amore continuano sino alle due di notte, sui tetti dove hanno iniziato a fare i loro nidi. E alcune volte i gabbiani reali si alzano in volo come fantasmi bianchi, nelle notti senza luna, urlando come degli ossessi, tanto da svegliarti o da accompagnarti nel primo sonno.

Dei piccioni non dico, che tutti conosceranno il loro nidificare da gennaio a dicembre per l'eccesso di cibo.

Oggi, però, ho visto una cosa che non mi sarei mai immaginata. Un volo di germani proprio sopra il Lagora. Un volo di anatre, oleografico nella sua perfezione, proprio da dipinto da mettere sopra il caminetto, se sei un cacciatore.


Quello che io deduco è sillogisticamente dichiarato qui di seguito:
1) il Lagora per anni ha portato a mare tonnellate di inquinanti industriali e cittadini, tanto che il Golfo della Spezia, oggi, è tappezzato di milioni di metri cubi di fanghi impregnati di metalli pesanti e di residui oleosi.
2) gli animali, maestri di vita secondo natura, seguono il bene per istinto, non elaborando cultura speculativa e creativa, e vanno sempre dove c'è abbondanza ed è facile guadagnarsi la giornata 2).
3) dovrò dolorosamente abbandonare l'idea di mettere a coltivazione i due ettari che possiedo sui monti, tra cervi, zecche e caprioli, e mettermi a seguire le indicazioni che mi arrivano da aironi, germani e piccioni, 

e dichiarare che l'immagine qui sotto, ormai è stato dimostrato, è un fotomontaggio disonesto

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1) Oggi il Comune ha canalizzato molte delle fogne cittadine per portare gli scarichi ad un centro di depurazione, così che la maggior parte delle acque oggi è costituita da scarichi bianchi. Che poi qualcuno insista a buttare nel lavandino i residui di vernici e solventi esula da ogni controllo umano e divino.
2) questo è il punto. La natura di tutte le cose va verso la facilità e l'agio. All'airone non può interessare altro che la quantità di muggini presenti nelle acque. Per i muggini ha solo valore la biomassa presente nel loro ambiente. Il gabbiano ha imparato a cacciare i topacci pieni di veleni. A nessuno di questi interessa la qualità dell'ambiente, non essendo loro soggetti speculativi. E' creduto da molti che l'uomo abbia il dovere di sovrintendere il tutto, secondo la sua idea di giusto e perfetto. Ma, e questo è il punto, tutto ciò ha a che fare con la sua idea di natura. Non con la natura stessa. 
Questo post è un'esortazione a dichiarare le proprie scelte ideologiche, a discuterle e a vederle discusse, e a non trincerarsi dietro assoluti: Ah! La Madre Natura, la Madre Natura!

venerdì 19 luglio 2013

Elogi, II,7: Pesce spatola e sgombri per cena

Non passa settimana senza che faccia un salto al mercato del pesce. Mi piace il pesce e mi piace la gente che ci gira attorno.
Oggi vado a visitare la bancarella del mio amico comandante, come lo chiamo io. Spezzino purosangue, mi sembra, anche se non gliel'ho mai chiesto. Ha tre tranci di pesce spatola.

Il mio pesce spatola era un po' più piccino

_Quanto peserà questo?
_Questo?
_ No, lasci stare. Siamo in due e se gli porto questo mia moglie mi fa nuovo. Peserà più di un chilo.
_ Lo pesiamo.
_ No, mi dia questo, piuttosto.
_ Quello è piccolo, prenda questo che sta a metà.
Ci conosciamo, anche se ci diamo del lei, e la compravendita dei pesci al suo banchetto non ha senso commerciale. Diciamo che si va sull'astratto.
Prendo la spatola e passo oltre.
Mi andrebbe di mettere le mani su degli sgombri grossetti, da fare bolliti, sotto olio, limone, aglio e prezzemolo. Ma non ce n'è.
Alla fine ne trovo un mazzo a 4€ al chilo in un banchetto di due giovani, lui moro come un siciliano, lei bionda come una veneta, ma forse anche spezzina di quarta generazione. Spezia è diventata il punto di gravità permanente dell'Italia in cerca di lavoro, ai tempi della costruzione dell'Arsenale Militare, quando c'era Cavour, 1862, e il nemico veniva da Nord.


_ Mi date quattro di questi sgombri?
Si chiede sempre con cortesia, al mercato del pesce, anche se è del tutto ovvio che sì, te lo danno per certo quello che chiedi.
_ Puliti?
_ Se me li pulisce mi fa un favore.
_ La testa?
_ La lasci.
Mi piace il sapore che prende il brodino di pesce se gli lasci la testa. Magari è solo un leggerissimo retrogusto di mare, ma tanto non costa niente.



Mentre lei mi sbuzza i lacerti (sgombri, maccarelli, Scomber scombrus) lui nota la mia pipa (una voluminosa Dr. Hardy, bent, cioè col bocchino piegato, di splendida e lucente radica di noce, tutta fiamme e occhi di pernice, una pipa importante, come aspetto, che mi piace portare a comprare il pesce, per dissonanza inutile).
_ Scusi, giovanotto...
Non sarà certo una tattica per accalappiare il cliente, visto che ho già comprato. Detto da lui che avrà 15-20 anni meno di me sarà un vezzeggiativo cameratesco.
_ Cosa ci fuma nella pipa?
_ Tabacco... e lo dico stringendo le spalle, come se mi dovessi scusare per l'ovvietà.
_ Sì, ma che tipo...
_ Forte. Cioè Toscano trinciato, in questo momento. Semplice e senza aggiunte.
_ Ah, ecco! Perchè a me piace l'odore. Mai stato in Tunisia?
Sgamato, il ricciolo. Non siciliano ma tunisino.
_ Da noi, se va in un bar, a prendere un the, ci sono sempre tre o quattro che fumano la pipa. Io non l'ho mai fumata ma mi piace l'odore. Da noi ci si mette di tutto. Hashish. Conosce l'hashish?
_ Ne ho sentito parlare, rispondo.
_ E poi, scorze d'arancio, fiori, erbe strane. Un profumo!
_ A volte anch'io ci metto della roba dentro. Vino, liquori.
_ Eh! Ecco! Anche da noi. Ma hashish?
_ Eh, no! Qui è proibito.
_ Proibito? Proibito??? Ma come proibito...?
_ Proibito. Stop.
_ Ma anche se lo fuma in casa sua?
_ Anche in casa propria.
_ Ma daaài...
_ Eh, sì.
_ Strano. Da noi è proibita la droga. Qualcuno ce la mette, ma rischia. Comunque io non ho mai fumato la pipa, nemmeno quella normale, che dopo un paio di tirate esci fuori di testa.


Già, penso io. E' per questo che qui è proibita l'aggiunta di euforia.
Sarà perchè, in primis, è meglio far finta di essere vigili, mentre la nave affonda, E lo Stato si prende cura di noi, e fa suonare l'orchestra mentre distribuisce i giubbotti di salvataggio, inutili, vista la temperatura dell'acqua.
Poi perchè siamo moderni, e preferiamo impegnarci in giochi rischiosi, tipo far fallire società, stati e nazioni dopo aver ridotto alla fame milioni di braccia.
Ma basta, perchè alla fine ci deve essere un motivo più grande di noi, se gli sgombri me li passa un ricciuto tunisino che parla benissimo l'italiano ed è qui a Spezia, anche se l'Arsenale sta chiudendo.