sabato 31 agosto 2013

L'immagine della settimana: 31.08.2013


Voglio qui dare spazio alla mia Primapipa autocostruita. Un po' stortignaccola, un po' angolosa, col bocchino mezzo sbagliato ma, orgogliosamente work in progress.
Ieri, appena finita la prima fase, l'ho inaugurata a forza di Kentuky italiano (Comune) e la pipetta ha retto benissimo.
Oggi quasi quasi la provo col Samuel Gawith Squadron Leader, una miscela inglese che profuma l'ambiente di vero tabacco da pipa. Di questa miscela si dice che "fu originariamente prodotta per accontentare i gusti di un caposquadriglia del corpo di spedizione aerea inglese della Prima Guerra Mondiale" (grazie 13pipe). 
A pipa e tabacco abbino due libri che si dovrebbe leggere a forza, per capire come abbiamo preso la guerra (preso e perso) e per essere convinti di cos'è veramente e storicamente lo spirito italico. Anche per avere l'urgenza irrimandabile di cambiare, dalle basi, per sopravvivere come nazione.
Il primo è Navi e poltrone, di Antonino Trizzino. Ormai introvabile1,) è l'accusa, mossa da un ufficiale della regia marina, verso "alcuni ammiragli italiani, di vigliaccheria, spionaggio e alto tradimento durante la seconda guerra mondiale"2). Viene giudicato oggi come tipico pamphlet repubblichino che voleva sollevare il regime fascista dalla disfatta bellica, addossando tutte le responsabilità ai capi della Marina Militare, da sempre considerati con sospetto dal Mascella3). I quali Ufficiali preferivano colpevolmente il monocolo al saluto romano. Sia come sia, il libro è una raccolta di fatti e misfatti che mostrano le mariuolerie da Pulcinella che affliggono gli abitanti, anche in altissimo grado, di questo paese.
Il secondo è il più recente Fucilate gli ammiragli, di Gianni Rocca, che ci mostra, anche con commozione, l'eroismo di quella massa di ufficiali e marinai, militari e civili, che hanno fatto onorevole la nostra disfatta, ma che fu tradito, quell'eroismo, dal Bombetta 4)e dai di lui seguaci e portabastoni, con le stellette o i fez che fossero.

Io metto insieme i due libri e il tabacco a segno della mia perplessità di pipemaker apprendista temporaneo in prova. La pipa, in effetti, mi insegna che non ci si improvvisa guerrieri 5).
______________________________

1) Lo potete in realtà trovare su Amazon, a prezzo da collezionista (unico volume disponibile € 100): http://www.amazon.it/NAVI-E-POLTRONE-ANTONIO-TRIZZINO/dp/B00AIQNY1S
2) http://it.wikipedia.org/wiki/Navi_e_poltrone

3) Mia opinione, invece, è che il testo di Trizzino risultasse illeggibile all'intellighentzia italiana del dopoguerra, tutta impegnata a sostenere la tesi fantasiosa di un'Italia e di un popolo italiano trascinati alla guerra dalla foga criminale del Capo. Ai nuovi saggi non piaceva leggere di interi equipaggi militari e civili che si lasciavano morire, affondando con la loro nave e rifiutando gli aiuti inglesi, al grido di "Viva l'Italia, viva il Re e viva il Duce". L'italianità del mascelluto maestro elementare proseguiva ben oltre la fine della guerra, per raggiungere intatta i giorni nostri.
4) il cui manganello punitore tutte le Magde e le Magdalene e le Sofronie e Sofonisbe d'Italia concupivano invulvarsi. Citato a memoria da Eros e Priapo, del magno Carlo Emilio. Dio l'abbia in gloria.

5) Anche, mi ha fatto scoprire che gli innesti di diverso legno, che io credevo eleganti prove di abilità manifatturiera, trovano origine, invece, in errori da emendare. Nel mio caso l'inserto d'ulivo, tra corpo di corbezzolo e bocchino in ebanite, è stato reso necessario dalla fratturazione del legno della pipa che continuava a sfuggirmi dalle mani e a cadere per terra.

domenica 25 agosto 2013

Ridere di integrazione

In un paese della Garfagnana (Toscana del Nord - ai confini con Liguria ed Emilia), davanti a un bar- accaduto realmente il 24 agosto ultimo scorso. 



Un uomo dalla pelle molto abbronzata e dai capelli ricci parla con la barista, di mezza età.

_ Io glielo diho sempre. Leviti i' velo! Ma nulla! Eh 'un se lo vole levà Le la honosce la mi' moglie... E' una donna che la garba a tutti! E' proprio ammodino! 
E la guardano anche co' i' velo... rammenti quei ganzi quando è ita in fiera?
_ Ma insisti, no!? Vedrai che prim' o poi e se lo leva...
_ Mah... Tutti i giorni glielo diho. E leviti i' velo!! Ma 'un c'è nulla da fa', e lo porta sempre. Sempre se lo mette! 1).

Dio benedica il meticciato culturale, alla faccia di chi vuole il mondo in bianco e nero.

__________________________
1) Ci mancava solo un'interiezione locale come 'Io lai, ma probabilmente quella parte dell'integrazione avverrà in seguito.

\

giovedì 22 agosto 2013

Faccio parzialissima ammenda (In realtà puntualizzo e insisto)

Essendo per me la lingua una cosa seria, riguardo alla certezza se stesso ho interrogato la Crusca, cioè l'autorità più informata e seria sull'argomento. Ovviamente non è stato difficile trovare l'articolo: potete leggerlo qui.


Qui sotto inserisco un paio di punti particolarmente chiari e degni di lettura.

Il pronome tonico riflessivo singolare e plurale  ("ognuno pensi per sé"; "la guida disse agli escursionisti di portare gli zaini con sé") richiede l'accento acuto, che va dal basso verso l'alto, da sinistra a destra, ed indica graficamente la pronuncia chiusa della vocale e (ossia il fonema anteriore o palatale medio alto /e/), distinguendosi in tal modo dal se congiunzione ("se te ne vai, avvertimi") o pronome atono ("se ne andò").

E su questo tutti sono d'accordo. Usare se come pronome è infatti errore valutabile per giudicare la conoscenza della lingua italiana

Riguardo alla possibilità di alternanza tra le forme sé stessi e se stessi, si possono notare due diverse tendenze.
Alcuni studiosi evitano infatti in questo caso di indicare l'accento a livello grafico, considerandolo non richiesto in quanto il pronome non può confondersi con il se congiunzione. Tale confusione potrebbe eventualmente generarsi solo estrapolando dal contesto la forma rafforzata se stessi, interpretando stessi come prima o seconda persona singolare del congiuntivo imperfetto del verbo "stare".1)
Alla voce "sé" il GRADIT - Grande dizionario italiano dell'uso, ideato e diretto da Tullio De Mauro (Torino, Utet, 2000), presenta quindi i seguenti esempi privi di accento grafico: «adesso è inutile prendersela con se stessi, non gli manca la fiducia in se stesso»; «tradire se stessi». Analogamente, nel Sabatini Coletti - Dizionario della Lingua Italiana (Milano, Rizzoli-Larousse, 2005), alla voce "sé" gli autori notano a lemma, tra parentesi, «si può non accentare prima di stesso, medesimo», inserendo nella voce i seguenti esempi e citazioni d'autore: «per convincere gli altri bisogna prima convincere se stessi»; «in se medesimo si volgea co' denti (Dante)».2)
Altri considerano invece opportuno indicare sempre l'accento del pronome tonico riflessivo, scrivendo pertanto sé stesso, sé stessa, sé stessi ecc.
Luca Serianni (Grammatica italiana - Italiano comune e lingua letteraria, Torino, Utet, 1991o', p. 57) ritiene, ad esempio, «Senza reale utilità la regola di non accentare  quando sia seguito da stesso o medesimo, giacché in questo caso non potrebbe confondersi con la congiunzione: è preferibile non introdurre inutili eccezioni e scrivere sé stesso, sé medesimo. Va osservato, tuttavia, che la grafia se stesso è attualmente preponderante [...]». 3) In proposito, infine, il DOP - Dizionario d'ortografia e di pronunzia redatto da Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini e Piero Fiorelli (Torino, ERI, 1981) osserva (s.v.): «frequenti ma non giustificate le varianti grafiche se stesso, se medesimo, invece di sé stesso, sé medesimo».

Già da questi passi si può evincere il punto caldo e dolente che hanno tutte le lingue, nel loro divenire storico.
La lotta cioè tra norma attuale e tendenza naturale all'evoluzione ma anche tra regola astratta e uso quotidiano.
E' un problema grossissimo, che gli storici della lingua guardano con sorridente distacco (beati loro) mentre scrittori, scrivani e docenti di lingua, affrontano con timore.
Da una parte sta l'uso normato che impone scelte sicure, diverse per ogni livello della lingua e adatte al registro stilistico che si vuole usare - si è costretti ad usare - dipendentemente dal contesto. E' la grammatica che devo insegnare a scuola per permettere al giovane studente di emanciparsi dalla sua condizione di minorità linguistica (e sociale) e arrivare ai blocchi di partenza con le scarpe allacciate, almeno. E' la norma attuale, ovviamente, che non mi fa scrivere è d'uopo ch'io commendi l'horrida scelta vostra.
Dall'altra parte sta la lingua come organismo vivo e soggetto agli stessi cambiamenti cui vanno incontro le specie animali e vegetali, di adattamento e di mutazione casuale - anche se, nelle lingue è questa una mutazione sempre legata ad una scelta umana, sempre individuale all'inizio, ma che diventa viva e degna di essere registrata solo quando si trasforma in scelta comune e condivisa..
Io personalmente amo tantissimo questa seconda natura della lingua, che la fa assomigliare ad un animale (o a un ecosistema, se intendiamo le parole della lingua alla stessa stregua delle specie biologiche). La amo probabilmente perchè all'Università mi sono laureato in Storia della Lingua Italiana e ho dato diversi esami di Filologie varie, riuscendo affascinato dal settore delle scienze umanistiche che più si avvicina a quello delle scienze naturali.

Se mi spiego, è una questione di rispetto e di umiltà: rispetto per la norma che si è faticosamente raccolta, prodotto di milioni e milioni di parlanti e scriventi, e umiltà, perchè NESSUNA regola astratta, se va contro l'uso, ha un senso per quanto piccolo.

Ma continuiamo lasciando parlare la Crusca (che è rispettosa e umile quanto nessuno mai).

In conclusione, sebbene negli attuali testi di grammatica per le voci rafforzate se stessose stessa e se stessi non sia previsto l'uso dell'accento, è preferibile considerare non censurabili entrambe le scelte, mancando in realtà una regola specifica che ne possa stabilire il maggiore o minore grado di correttezza. Si raccomanda di tener conto di questa "irrilevanza" specialmente in sede di valutazione di elaborati scolastici e affini.

Che vuol dire, cioè, 'Professore saputo, non segnare errore sè stesso o se stesso, a seconda di come ti gira, e rispetta l'incertezza che regna nella lingua delle giovani generazioni alle prese, spesso, con le loro prime prove di lingua.

Ma allora perchè, ottimo Gigionaz, la tua vuota reprimenda?
Perchè, come già detto, la forma d'uso comune è quella che conforta il lettore. E in un testo 'di cose' la lingua deve diventare invisibile, senza particolari che attirino l'attenzione e la sviino.
Poi, perchè il traduttore, che non faccia traduzione d'arte, traduce solo parole altrui e deve scegliere la norma in uso, scomparendo anche lui.
E alla fine, ma solo alla fine, perchè se stesso è la forma corretta! :D

_______________________________

1) è la mia idea. E' la scelta entrata nell'uso rispondendo alla richiesta di economia che tutte le lingue hanno (non si mette un segno diacritico, come l'accento, se non ce n'è bisogno. E il bisogno deriva, a mio giudizio, dal senso di fitness, di agevolezza, che l'uso di una forma ha sull'altra. Questo vale per lo scritto (essendo ininfluente nella lingua parlata) e per la lingua formale usata in testi in cui prevalga la funzione referenziale della lingua (testi informativi ad esempio).
2) è un'idea confermata dall'uso, cioè. Nel Sabatini Coletti si legge l'interessante 'si può non accentare prima di stesso' indicando in questo modo il prevalere dell'uso sulla logica grammaticale.
3) Luca Serianni, esperto grammatico e storico della lingua, mette qua in evidenza l'opposizione tra norma astratta e norma d'uso. La prima vorrebbe la conservazione dell'accento anche in sè stesso, la seconda impone la grafia se stesso perchè oggi preponderante. 

mercoledì 21 agosto 2013

'Se stesso' si scrive senza accento sul 'se'.

Non ce l'ho proprio fatta ad evitare questo minimo post. Proprio no.

La lingua della capra

In questi giorni, come forse ho già detto, ho avuto tra le mani due libri piuttosto interessanti di divulgazione scientifica, sul tempo (Paul Davies, I misteri del tempo, L'universo dopo Einstein, 1996, Oscar Mondadori, trad. di Elisabetta del Castillo) e sul concetto di infinito (John D. Barrow, L'infinito, Breve storia ai confini dello spazio e del tempo, 2006, Oscar Mondadori, trad di Tullio Cannillo). Sono libri compendiosi ma appunto per questo molto interessanti. A un non specialista, come me, servono proprio i libri che 'riassumono', possibilmente in un quadro coerente e completo, queste cose che altrimenti sarebbero per me quasi inavvicinabili. E questi libri non sono belli o brutti perchè tradotti bene o male. Sono seri se tradotti bene e inaffidabili se tradotti male.

E quindi, per tutti i diavoli... il traduttore che porta un testo di scienze in italiano, per favore, scriva se stesso e non sè stesso. 1) Nella traduzione del libro di Davies, ad opera della stimatissima Elisabetta del Castillo, TUTTE le ricorrenze di se stesso sono scritte sbagliate 2). Tutte. Nella traduzione del testo di Barrow, ad opera dell'altrettanto rispettabile Tullio Cannillo, appena arrivo alla quinta riga del primo capitolo subisco l'agguato di un a sè stessi. Appena aperto e già la passione mi lascia.
Sarò pure pedante, ma se mi devo dedicare alla natura sfuggente del tachione o ai lavori di Cantor NON VOGLIO che il piacere della scoperta venga rovinato da due traduttori, all'apparenza neanche parenti, che mi sbagliano le parole. Se sbagliano le parole nella loro lingua, che garanzia ho che le cose vengano riportate bene?
Perchè sulla consistenza della traduzione dei concetti scientifici non ho controllo 3) e quindi mi devo fidare del traduttore, dando per scontato l'onestà dell'autore. Ma sulla lingua sì, un po' di controllo ce l'ho. Cosa che mi costringe a pensare di stare a perdere del tempo.

E scusatemi se l'ho fatto perdere anche a voi. Ma proprio è stato più forte di me.
_________________________________
1) c'è anche chi si inventa regole di modernità arbitraria, per giustificare l'ingiustificabile, come l'estensore di questa pagina: http://dizionari.corriere.it/dizionario-si-dice/S/se-stesso.shtml
La lingua, ricorderò, non è regola arbitraria, ma arbitrio regolato. Le parole nascono e mutano se c'è una ragione che renda necessario il mutamento (o il nuovo conio). E se su questa ragione c'è concordia di parlanti e scriventi.
Per qualche ragione, storicamente, nella lingua italiana si è assistito alla trasformazione di se (pronome) in sè, mutazione avvenutaprobabilmente, per distinguere il pronome da se congiunzione. Probabilmente qualcuno, arbitrariamente (cioè come atto di sua volontà), scrisse e la massa dei lettori e scrittori, pian pianino, trovò la scelta sensata (forse anche perchè il pronome è pronunciato tonico, cioè accentato, mentre la congiunzione è le più volte atona). La scelta che qui viene fatta dai due traduttori a me sembra invece scelta modernista e artificiale. E la spiegazione del linguista di cui sopra, mi appare un po' fighetta, perchè la lingua non è regola o controregola, non è obbligo o anarchia, ma è sempre accordo e convenienza.
E dunque, fidatevi, per un po' ancora sarà corretto dire se stesso e sarà da capre, magari saputelle, dire sè stesso. Poi, quando l'accordo andrà su sè stesso e la tradizione santificherà l'accordo, meno male, io sarò morto :D
2) cioè, se volete, giustificate arbitrariamente e solipsisticamente e quindi, in quanto contrarie all'accordo in vigore, clamorosamente disturbanti.
3) tranne quando si dicono cose come: "la sequenza normale è T1-T2, ma laddove venga invertita si presenta prevedibilmente come T1-T2", che anche un asino capisce il refuso.


sabato 17 agosto 2013

Dove mai oggetto umano era arrivato prima

Con un po' di ritardo voglio riportare anche io questa notizia epocale che non trovo molto presente in rete. Il Voyager 1 ha lasciato il sistema solare e si è gettato nello spazio interstellare.
Per chi non lo sapesse, Voyager (il Viaggiatore) è una navicella spaziale che contiene una breve summa della nostra natura, incisa su un disco ricoperto d'oro assieme a diversi strumenti scientifici ancora operativi.
E' stato costruito anche per portare un nostro segnale di esistenza nello spazio al di là dell'orbita di Plutone, Urano e Nettuno, verso le stelle. Mi piace pensare che adesso faccia rotta verso la prima stella a destra, e poi diritto fino al mattino. 


Voyager 1 Has Left the Solar System

Aug. 15, 2013 — Voyager 1 appears to have at long last left our solar system and entered interstellar space, says a University of Maryland-led team of researchers.

Carrying Earthly greetings on a gold plated phonograph record and still-operational scientific instruments -- including the Low Energy Charged Particle detector designed, built and overseen, in part, by UMD's Space Physics Group -- NASA's Voyager 1 has traveled farther from Earth than any other human-made object.

lunedì 12 agosto 2013

L'immagine della settimana: 12.08.2013


Che meraviglia leggere, ormai avanti con gli anni, Cicerone, col testo originale a fronte! Padre padrone degli anni invasati! E piacevole sorpresa dei saggi di latino, di quando si traduceva anche dall'italiano, che Cicerone era mica Tacito o Lucrezio!
Tanto che, ancora adesso, lo leggo in latino duro e puro.
Il suo De Amicitia mi ricorda anche frammenti di chiacchierate nel nostro giardino, anche se si andava a MS e il giardino era punteggiato di tossici a siringarsi allegramente.
Uomo coordinato e ossequiente, il Marco Tullio, e, forse per questo, di prosa liscia e invidiabile.
E allora lo voglio qui accoppiare con una pipa Dr. Plumb che, nonostante il nome, è una pipa non proprio di prima scelta. E con un flake Virginia, il Park Lane 7 che, ad onta del suo dichiararsi Of noble distinction, dà il meglio di sè solo se mescolato con un rustico Kentuky italiano, il Forte o il Comune. Lasciando trasparire in mezzo a tanta acredine campagnola il suo gusto rotondo e vegetale. Mi verrebbe da dire un tabacco stoico, ma non mi perdonerei una ovvietà così piana.
E mi richiamerebbe l'accoppiata con il De agricoltura di Marco Porcio Catone, ma questa è un'altra storia.

domenica 11 agosto 2013

I vecchi e i giovani

Questione annosa, dibattuta da sempre e origine delle migliori speculazioni del genere: Oh, tempora! Oh, mores!
Qui, secondo lo stile solito, vorrei far notare un'incongruenza che vale anche come metodo di analisi che ci permette di giudicare la qualità, o la velleità, di certe produzioni cinematografiche moderne 1).


La realtà è presto detta: se esco per strada, percentualmente, incontro miei coetanei o gente più vecchia 2) di me. Non essendo io più tanto giovane, questo vuol dire che, percentualmente, la mia città è un mondo di vecchi.


Chiunque sappia leggere la piramide delle età che posto qui sopra sa che oggi l'Italia si sta avviando ad essere un paese per vecchi 3).


Quella qui sopra, incredibile se guardate bene, è la piramide delle età del Giappone, nel 2007. Segnale di un futuro che al di là di ogni dubbio ci attende - salvo catastrofi, palingenesi ed epifanie che nessuno si augura.
Un futuro abbastanza terrorizzante, visto che il personale badante è già scarso nel presente.

E sarà per questo che continuiamo a popolare i nostri sogni di giovani.
La piramide delle età dei film che ho visto in questi giorni, ambientati nel presente occidentale e nel futuro distopico, utopico o semplicemente fantascientifico, è invece, sempre, la rappresentazione di una società giovane. Dove la piramide delle età è quella di una società agro silvo pastorale.


L'idea del presente e delle scelte per fare il nostro futuro è plasmata da questa immagine propagandata al solo fine edonistico, e al fine dei collegati incassi dell'industria dell'informazione. E quindi ci prepariamo un futuro per vecchi credendo di essere, sempre, tutti giovani. Non sarà così, ma non c'è nulla da fare.
Marginalmente: sto vedendo un film di spionaggio  molto bello: La talpa, dove sono tutti vecchi.




Questo di gigionaz è un post molto leggero.


_____________________

1) L'origine di molti di questi ultimi post è una contingenza di minima importanza che mi è occorsa recentemente. Una frattura al malleolo che mi costringe a trascorrere l'estate in casa - al fresco, per fortuna - davanti alla tv, in mezzo ai libri e alle mie pipe. Solo la sera faccio sempre un salto in scooter alle 5 Terre, fortunato che sono. Durante il tragitto, in mezzo all'aria fresca e davanti a paesaggi di mare e di vigne mezze abbandonate, medito sul tempo e fumo una pipa intera. :D
Il malleolo non è il mio ma il risultato finale non cambia.
2) Che oggi sia proibita, questa parola, e venga parafrasata e sostituita con un tranquillizante 'ragazzi' - 'giovani', ce lo certificano i TG. "Un romano di 57 anni è stato travolto da un tram. Il giovane, portato al Policlinico, è stato sottoposto...". "Un giovane di 40 anni rivela: 'la statua di Dotto che ho in giardino si è messa improvvisamente a starnutire'. Un gruppo di ragazzi suoi coetanei è stato testimone dell'evento".
3) Sbaglierò, ma per me si inizia ad invecchiare, cioè a essere vecchi, dai 40 in su. Sarà che non considero la vecchiaia una malattia, ma io la penso proprio così.

venerdì 9 agosto 2013

Infortuni digitali e lavoratori analogici

Ho saputo, per esperienza diretta, che un docente ha diritto al rimborso per un infortunio in itinere (cioè accaduto mentre si recava al lavoro, o da esso proveniva) solo se utilizza nella professione computer o strumenti digitali 1). Se insegna solamente italiano o matematica... ciccia.
All'Inail dicono che è una norma vecchia, ma che loro sono tenuti ad osservare.
Docenti infortunati, ricordate! Nella richiesta di rito mettete sempre che usate, per la professione, computers e LIM e Internet e avete abbandonato la penna d'oca sin dai tempi di Carlo Codega.



______________________

1) o se insegna scienze motorie, ginnastica o anche Educazione fisica, si diceva una volta.

giovedì 8 agosto 2013

Timeo Danaos et dona ferentis

Sto risistemando delle pipe prese sulla baia. E adesso oso addirittura riverniciarle, visto che arrivano, di solito, in condizioni abbastanza deteriorate.
Uso solo sostanze autoprodotte e rigorosamente alchemiche.
Questa prima, una Hardcastle, londinii facta, è venuta proprio come la volevo. Mi sono rotto delle pipe rosse e marroni e nere. La volevo trasparente e mi sembra che la cosa abbia funzionato. Per festeggiare le regalo un bel libro (Davies, I misteri del tempo - dove si discute comprensibilmente del fatto che il tempo è fregagnolo e - forse - non esiste) e un bel tabacco.


Ma, ahimè, mi è arrivata anche una Gasparini molto bella, in partenza, ma, ormai affetto da vanagloria, mescolo un pizzico di sostanza due alla degna di fede sostanza uno e provo a riverniciarla.
Il risultato è un non desiderabile, per me, fondo grigiolino. I nodi e le vene sono abbastanza evidenti (anche se la foto dal telefonino non rende giustizia, tendendo al marrone per il colore di fondo) ma io la volevo come la hardcastle. 
Non si scherza con l'alchimia.

Per punirmi ci metto un libro adeguato e un tabacco penitenziale (e lei, vendicandosi, me lo fa fumare divinamente).



domenica 4 agosto 2013

Scoppia la guerra civile in Italia

E sarà combattuta fra bande


meglio se condivise


e democratiche


ma soprattutto di popolo