sabato 26 aprile 2014

Andy Warhol ha usato l'Amiga!

Ecco una notizia con cui iniziar bene la giornata.
Nel 1985, appena uscito sul mercato, il computer Amiga della  Commodore venne usato dall'artista americano Andy Warhol, icona dell'arte contemporanea.


Ai tempi in cui il pc era tutto nero e i Mac costavano un botto, la Commodore americana fece la scommessa di un computer con mouse, desktop a icone (si chiamava Workbench, Dio l'abbia in gloria), sistema operativo multithread 1), processore a 16 bit Motorola 68000 e coprocessori RISC dedicati 2), 512k RAM in dotazione, espandibili a 1Mb (e poi, gradualmente, a 32Mb) 3).
L'effetto fu devastante. Nel 1986 con 600.000 lire (mezzo stipendio di allora) ti portavi a casa un motore di sogni.
Deluxepaint era il Pornoskiopp del tempo, Aegis Draw, Imagine, Sculpt3D, DeluxeMusic erano gli strumenti del creativo.

'Opera' di Andy prodotta con il primo programmino 'grafico' per Amiga, GraphiCraft .06.
Chissà cosa avrebbe prodotto Warhol se avesse avuto Deluxe Paint!

Sapere che oggi il mondo della cultura, che dileggiava ai tempi i visionari del digitale, fa le facce beate al ritrovamento di qualche dischetto da 880kb su cui Andy aveva salvato i suoi sgorbi, beh... sapere questo mi fa davvero molto piacere 4)

'Opera' di Andy, che si limitò ad aggiungere un terzo occhio
sull'immagine di presentazione dell'Amiga, su cui sperimentò il cut&paste.
La Venere NON è sua, sia detto per i futuri compilatori di libri di testo di storia dell'arte

La Commodore, che incarnava per noi il sogno americano, è fallita da un pezzo. Tutti i tentativi di far rinascere il sistema operativo su altre piattaforme sono arenati da tempo ma, in fondo in fondo, l'Amiga è viva e lotta insieme a noi.


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1) Sull'Amiga giravano più programmi contemporaneamente e, a quei tempi, era tanta roba. Il processore non permetteva la condivisione della memoria tra programmi in maniera protetta. E così, quando un programma andava in crash perdevi tutto.

2) processori RISC, reducted instruction set, erano processori che facevano pochissime operazioni in modo assolutamente ultraveloce. Con la tecnologia dell'epoca, antediluviana, permettevano di spostare parti del desktop senza sfarfallamenti. Se usati per far calcoli matriciali davano l'illusione di possedere un computer da fantascienza. Si chiamavano Blitter, Denise, Agnus e Paula.

3) programmavi in C e AmigaBasic e in Linguaggiomacchina e ci navigavi in quel Mega di Ram. La Ram era divisa in Fast e Slow. Distinguendo quella dedicata 'alla grafica' da quella che potevi espandere e usare per i programmi.


4) Anche perchè mi fa tornare a quando avevo 26 anni.

venerdì 25 aprile 2014

L'immagine della settimana: 25.04.14


Sono più di quarant'anni che ogni tanto mi torna sotto gli occhi questa foto. Scansita e ora pubblicata, in un periodo di morta nel blog.

mercoledì 2 aprile 2014

Piccolo e diabolico!

Si è forse svelato uno dei misteri affascinanti della storia del pianeta: l'estinzione di massa del Permiano che, 250 milioni di anni fa,ha spazzato via dal pianeta circa il 90% delle specie viventi.
Per anni gli scienziati si sono dibattuti tra asteroidi e comete, eruzioni vulcaniche e esplosioni di supernove, sempre pensando a misteriosi cataclismi importati dallo spazio profondo.
Oggi si è forse vicini alla verità: il responsabile pare essere un esserino minuscolo, in archeobatterio, un microbo preistorico che acquisì, d'un tratto, il potere di sintetizzare metano.
Improvvisamente aiutato dal nuovo contenuto di nickel nell'atmosfera, prodotto come sembra da un ciclo di eruzioni vulcaniche, 250 milioni di anni fa questo batterio ha iniziato a produrre enormi quantità di metano, facendo improvvisamente alzare la temperatura dell'atmosfera e degli oceani, acidificando le acque, sciogliendo le conchiglie degli animali marini e, come si diceva, sradicando la vita dal pianeta in modo quasi totale.
E' superfluo ogni commento su i sistemi immediatamente cambiati, sulla fragilità dell'ecosistema terra e sul piccolo disastroso elemento che provoca immani catastrofi.



La storia intera la leggete qui, su Daily Science.